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Ebbene sì: sono in linea di massima favorevole alle quote rosa. Per una serie variegata di motivazioni, tra cui quella che mi pare strano, se non addirittura sospetto, che più si sale ai vertici dell’economia, della finanza e in generale della politica e più la presenza femminile si assottigli. Insomma, credo che le quote rosa – la cui legge applicata alle società quotate e pubbliche è entrata in vigore ad agosto per durare soltanto una decina di anni – siano dolorosamente necessarie per cambiare una situazione, fortemente modulata sulla presenza maschile, che altrimenti resterebbe immutata nel tempo. Certo, poi, mi rendo conto che connessi all’introduzione di questa legge, che è in sé una forzatura (per me necessaria), ci siano diversi rischi che si corrono. Primo fra tutti quello che salgano al potere figlie, madri, mogli e amanti dello stesso Tizio che per le quote rosa è stato costretto ad abbandonare la poltrona. Un modo per tradire lo spirito delle quote. Per non parlare poi di quando le donne al potere infilano una gaffe dietro l’altra, rovinando così “la piazza” a tutte le altre. Mi riferisco all’ormai ex ministra del Lavoro, Elsa Fornero, che con un pizzico di umiltà in più e la pazienza di contare fino a dieci prima di parlare ora sarebbe vista dall’opinione pubblica con occhio senz’altro più magnanimo. Qui ho approfondito la cosa: http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/29/chi-ha-paura-delle-quote-rosa-di-monti/457139/.

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