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“Il denaro non dorme mai”, sosteneva Gordon Gekko-Michael Douglas in “Wall Street”. Una frase divenuta tormentone al punto tale che ha fornito il titolo al seguito del famoso film degli anni ’80, uscito nel 2010 e intitolato per l’appunto “Wall Street – Il denaro non dorme mai”. In effetti, almeno in Italia, il denaro non ne sono certa ma la finanza spesso ha dimostrato di non dormire sonni tranquilli nelle vacanze. E’ accaduto sia durante le ferie d’agosto, sia durante le feste natalizie. Basta andare a ritroso a un anno fa, quando, in un dicembre in cui al solito fervevano i preparativi per le festività, al Monte dei Paschi di Siena si preparava il terreno per l’arrivo di Fabrizio Viola dalla Banca Popolare dell’Emilia Romagna. Di lì a poco per Viola sarebbe stato addirittura creata (eh sì perché nella gerarchia della banca non era prevista) la poltrona di amministratore delegato dell’istituto senese. Soprattutto, però, nel giro di pochi mesi, Viola e il presidente di Mps, Alessandro Profumo, avrebbero dovuto gestire una situazione, soprattutto patrimoniale, ormai precipitata, della quale almeno in parte si attendono ancora gli esiti finali. In particolare, non è chiaro se lo Stato entrerà direttamente nell’azionariato di Rocca Salimbeni o se, invece, si limiterà a finanziare la banca attraverso la sottoscrizione delle obbligazioni Monti bond.
Spostando lo sguardo verso un’altra delle storie finanziarie dell’anno che sta per concludersi, a dicembre del 2011, aveva cominciato a circolare anche la voce secondo cui Unipol, con il beneplacito niente meno che di Mediobanca, sarebbe stata disponibile a togliere le castagne dal fuoco di Fondiaria-Sai, la compagnia assicurativa allora in mano alla famiglia Ligresti e sull’orlo del dissesto (secondo taluni in pieno dissesto e non solo sull’orlo). E così è stato, perché il gruppo bolognese, dopo avere avuto la meglio sulla Sator di Matteo Arpe e la Palladio di Roberto Meneguzzo, ha messo le mani su Fonsai e, a cascata, sulla controllata Milano Assicurazioni. La gestazione dell’operazione è stata lunga: complice tutta una serie di imprevisti e difficoltà, è durata per tutto il 2012 e soltanto nel 2013 si attende la fusione vera e propria (che tuttavia non è scontato contempli anche la presenza della Milano).
E anche a dicembre di quest’anno c’è da scommettere che, nel segreto dei corridoi e dei salotti finanziari, qualche cosa si sia mossa o si stia muovendo. Gli occhi, in particolare, sono puntati sulle Generali, il colosso assicurativo italiano che ad aprile rinnoverà gli organi amministrativi e il cui amministratore delegato, Mario Greco, il 14 gennaio sarà chiamato al test del nuovo piano industriale. Soprattutto però si attendono sorprese tra i soci e in particolare tra quelli di Effeti, ossia la Fondazione Crt di Torino più la Ferak (Palladio, le famiglie Amenduni e Zoppas, Veneto Banca e Finint), che al momento ha in portafoglio il 2,15% del gruppo del Leone. Qui sembra essere nell’aria un divorzio le cui modalità andranno ancora chiarite e le cui motivazioni sembrano essere connesse proprio alla vicenda Fonsai. Pare, tuttavia, che gli investitori del Nordest siano intenzionati a rafforzarsi nella compagnia triestina, al contrario dell’ente piemontese. Non solo: Mediobanca, primo socio di Generali al 13,24%, nel corso dell’anno, per motivi di Antitrust, sarà chiamata a scendere intorno al 10 per cento. Una situazione che potrebbe condurre a un progressivo indebolimento a Trieste del salotto di Piazzetta Cuccia, a tutto vantaggio dei soci territorialmente più contigui, e tra l’altro, come nel caso di Palladio, non proprio allineati al pensiero di Mediobanca. Insomma, nella finanza italiana, anche nel 2013 dovremmo vederne delle belle. Intanto, tanti auguri di buon anno a tutti, amanti della finanza e non!

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