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Carlo Salvatori, foto presa in prestito dal sito italiano di Allianz

Carlo Salvatori, foto presa in prestito dal sito italiano di Allianz

Alla Bicocca il conto alla rovescia è già scattato. No, tranquilli, non dovrebbe trattarsi del “final countdown” cantato negli anni ’80 dai trasgressivi Europe, che facevano i bulli con i capelli cotonati. Il fatto è che, come sta sottolineando con insistenza la stampa finanziaria in questi giorni, per i soci del patto di sindacato che blinda il 45,5% della Pirelli che vogliano chiamarsi fuori dall’accordo, c’è tempo solo fino al 15 gennaio; appena una decina di giorni. Se il Sole24ore di qualche giorno fa sosteneva la tesi che tutti i soci del patto (Camfin, Mediobanca, Edizione dei Benetton, Fondiaria-Sai, Allianz, Generali, Intesa Sanpaolo, Sinpar dei Lucchini, Massimo Moratti) sarebbero, bene o male, orientati a restare della partita, Repubblica di ieri metteva in dubbio la conferma di Generali e Allianz, che, nell’ambito dell’accordo, hanno in portafoglio un 4,41% a testa della società degli pneumatici. Secondo Repubblica, infatti, sia per il gruppo del Leone sia per quello tedesco, nel caso – che sembra probabile – in cui la catena di controllo del gruppo dovesse essere semplificata, i due azionisti potrebbero avere benefici maggiori se cedessero le azioni, anziché avere le mani legate nell’ambito del patto. Per quel che riguarda le Generali, potremmo scoprire se la linea è quella indicata dal quotidiano diretto da Ezio Mauro già il 14 gennaio, quando, proprio un giorno prima della scadenza per le disdette dall’accordo, l’amministratore delegato della compagnia, Mario Greco, presenterà il nuovo piano industriale triestino. Il discorso potrebbe invece essere molto diverso per Allianz, che, come Repubblica stessa evidenzia, in Italia è guidata da Carlo Salvatori, che ricopre il ruolo presidente della Spa (società per azioni). Il punto è che Salvatori è, nello stesso tempo, presidente di Lazard Italia, il gruppo di consulenza che sta seguendo proprio il patron di Pirelli, Marco Tronchetti Provera, nella non semplice ricerca di nuovi investitori nel gruppo della Biccocca, dopo la rottura – che pare insanabile – con la famiglia Malacalza, socia in Camfin. In altri termini, Allianz, presieduta in Italia da Salvatori, partecipa Pirelli, mentre Lazard, pure presieduta in Italia da Salvatori, lavora per lo stesso patron della Pirelli, Tronchetti Provera. E ipotizzando che per l’azionista tedesco la strada dell’uscita dall’accordo sia quella ottimale e più redditizia, nel capitalismo italico, che resta ancora legato agli intrecci e alle relazioni che avviluppano banchieri e uomini d’affari, qualcuno ritiene decisamente improbabile che Salvatori, disdettando il patto della Pirelli, spezzi il legame che, tramite Allianz, lo lega a Tronchetti Provera. Ma a breve lo scopriremo: tempus fugit e il 15 gennaio è subito lì, dietro l’angolo.

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