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Grazie per l'immagine a Travelling Interline

Un aereo Air France, grazie per la foto a Travelling Interline

Nel 2008 l’allora presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, dallo schermo della tv, sorrideva declamando lo slogan: “Io amo l’Italia, io volo Alitalia”. In quel periodo, l’amore di cui il nostro ex premier è notoriamente prodigo veniva almeno in parte canalizzato nella questione del salvataggio della compagnia di bandiera italiana. Che, come noto, si risolse (si fa per dire naturalmente) con l’ingresso in scena dei famigerati “capitani coraggiosi”, i quali così eroici poi non furono visto che si limitarono a rilevare la parte sana della società. Dice il saggio (che mi sono inventata io testè, quindi è senza volto né nome): “Facile fare affari prendendo solo il buono; il vero businessman si misura dalla sua capacità di fare funzionare qualcosa che bene non va”. Nel presunto salvataggio di Alitalia, oltre a Berlusconi, ricoprirono un ruolo di primo piano Corrado Passera, fino a poco tempo fa ministro dello Sviluppo e allora timoniere di Intesa Sanpaolo, banca grande regista dell’operazione e socia della compagnia con l’8,9%, e il patron di Piaggio, Roberto Colaninno, che con Immsi ha una partecipazione del 7,1 per cento. Tra i capitani coraggiosi di maggiore peso, vanno poi segnalati i Benetton attraverso Atlantia (8,9%) e la Fire Spa di Emilio Riva (10,6 per cento). Il coraggio di questi capitani di ventura, organizzati nella società Cai, a loro dire, fece perno sulla difesa dell’italianità di un asset, la compagnia di bandiera appunto, che correva il grosso rischio di passare in mani straniere. Gli occhi erano puntati soprattutto su Air France, che all’inizio del 2009, zitta zitta, quatta quatta (neanche tanto, ma mi suonava bene), è entrata nell’azionariato di Alitalia con il 25 per cento. Una partecipazione che, secondo quanto riporta oggi Il Messaggero, potrebbe ben presto salire fino a diventare totalitaria. Insomma, complice una situazione finanziaria per la compagnia nostrana non particolarmente felice, c’è di nuovo il rischio concreto che Air France si compri Alitalia. Tutto il coraggio e l’amore per la patria che la cordata italiana sprigionava sembrano così essersi dissolti nell’arco di tempo di nemmeno cinque anni. Ma niente paura, perché il portafoglio dei capitani non dovrebbe risentirne: Il Messaggero scrive che “Air France sarebbe disposta a offrire un concambio pari a 1,6 che valorizzerebbe il pacchetto di Cai il 20% circa in più rispetto al costo d’acquisto”. Il bilancio di Alitalia, in questi anni, grandi benefici non ne ha avuti, ma i portafogli degli azionisti italiani, con l’ingresso di Air France a queste condizioni, potrebbero ben presto averne di molto concreti.

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