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Il finanziere ceco Petr Kellner in una foto di Forbes

Il finanziere ceco Petr Kellner in una foto di Forbes

Che l’ex presidente delle Generali, Cesare Geronzi, abbia dovuto cedere la poltrona, nell’aprile del 2011, anche per via della sua ostilità verso il finanziere Petr Kellner è cosa nota. Allora, il grande dominus del Leone era l’amministratore delegato, Giovanni Perissinotto, che, grazie a un efficace quanto abile gioco di sponda con i grandi soci della compagnia triestina, Mediobanca in prima fila, riuscì nella complessa operazione di cacciare niente meno che il “banchiere di sistema” Geronzi. Perissinotto, forte di una libertà di azione senza precedenti, nel 2007, aveva unito gli intenti con Kellner avviando una joint venture, Generali Ppf Holding appunto. Ad accendere lo scontro tra Geronzi e l’allora ad del Leone fu l’opzione di vendita (“put”) in mano allo stesso Kellner dal valore di 2,5 miliardi ed esercitabile entro il 2014 verso le Generali, che sarebbero così potute crescere dal 51% al 100% della joint venture. In altri termini, la compagnia assicurativa italiana avrebbe dovuto mettere sul piatto la bellezza di 2,5 miliardi per entrare in possesso di una società, la Generali Ppf, che nel 2011 ha generato utili netti per 314 milioni, con una crescita del 28% rispetto all’anno precedente, e un risultato operativo di 503 milioni (per i primi sei mesi dell’anno in corso è disponibile soltanto quest’ultimo dato, pari a 263 milioni). Un’eventualità che non convinceva Geronzi (probabilmente anche per il fatto che non era stato in alcun modo coinvolto nel dossier dell’Est Europa delle Generali) ma che si è puntualmente avverata oggi. Quando cioè l’attuale ad della compagnia triestina, Mario Greco, che ad agosto ha sostituito Perissinotto, “silurato” dai soci tra maggio e giugno (“chi la fa l’aspetti”, diceva quel tale), ha deciso di chiudere in anticipo rispetto alla scadenza del luglio 2014 tutti i conti con Kellner, rilevando il 49% non ancora detenuto nella joint venture a un prezzo di 2,521 miliardi. Tagliando i rapporti col finanziere ceco, Greco può così trasmettere l’idea di una forte discontinuità rispetto al passato, visto che negli ultimi tempi la gestione Perissinotto è stata oggetto di una marea di critiche. Tuttavia, la rottura dei legami è giocoforza se si considera che Kellner ormai ha quasi azzerato la propria partecipazione nel Leone e, perso l’appoggio di Perissinotto, non ha ormai alcuna chance di essere riconfermato nel rinnovo del consiglio di amministrazione che avrà luogo in primavera. Qualche maligno, però, commenta la linea di Greco verso il finanziere ceco domandandosi se nel 2011 non avesse avuto, in fondo, ragione Geronzi quando criticava l’operazione Generali Ppf. Quel che è certo, però, è che ora che i ponti con Kellner sono stati tagliati del tutto non ci saranno più scuse: il Leone a Nord Est dovrà ruggire; se non lo farà, non ci sarà alcun altro socio cui attribuire l’eventuale colpa.

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