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Giuseppe Mussari in una foto della Nazione

Ieri l’ormai ex presidente dell’Abi (Associazione bancaria italiana) Giuseppe Mussari ha rassegnato le dimissioni. Ieri, a Bologna, avrei dovuto moderare una tavola rotonda sulla crisi economico-finanziaria pensata dalla Uilca nell’ambito della conferenza di organizzazione dove proprio Mussari sarebbe dovuto intervenire (ovviamente non lo ha fatto). Ma mettiamo in collegamento i due periodi: Mussari, sapendo di dovere parlare di crisi, ha avuto egli stesso una crisi esistenziale; ha ripensato alla sua vita, capito che, in fondo in fondo, come peraltro in passato ha pure in maniera azzardata affermato, banchiere non è e ha deciso di tornare alle origini e alla professione di avvocato. Potrei fare una battuta e dire che in Monte dei Paschi Mussari si è rilevato una sorta di avvocato delle cause perse, ma non si spara sulla croce rossa. Altra possibilità di mettere in collegamento i due periodi iniziali, verso la quale per ovvi motivi propendo: l’ex presidente dell’Abi si è dimesso dall’Associazione piuttosto che partecipare a una tavola rotonda finendo sotto le mie forche caudine.
Scherzi a parte, è da ieri che mi chiedo come sia possibile nascondere in una cassaforte della banca un documento scottante sui derivati. Ma dico, ma mettilo nella statua di Sallustio Bandini (che nulla credo avesse a che fare col direttore del Giornale, a dispetto del nome) in piazza Salimbeni. O lancia le 50 pagine durante il Palio; stai sicuro che poi non trovi più nulla. Invece, con le azioni Mps che oggi affondano del 9%, a breve i soci non troveranno più nulla dei titoli.

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