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Sicuramente non si può non interpretare come un atto di coraggio, un atto alla Riccardo Cuor di Leone. Intendo la mossa con cui, martedì, nel sottoporre ai potenti sindacati della Banca Popolare di Milano (Mps) il proprio progetto di revisione della governance, il presidente del consiglio di gestione, Andrea Bonomi, avrebbe prospettato la nascita di una Fondazione. Un ente dove verrebbero confinati i dipendenti-soci – che in passato tanti guai hanno combinato attraverso l’associazione degli Amici della Bpm – e che dovrebbe consentire agli stessi di piazzare una minoranza nel consiglio di sorveglianza (dove invece oggi esprimono la maggioranza dei membri, ragion per cui le grandi decisioni prese dal cdg nell’era Bonomi non sono mai state condivise con il cds se non ex post). Ma a parte le modalità di creazione e i dettagli di funzionamento di questa Fondazione, che comunque non sono stati ancora decisi, mi chiedo: in pieno marasma Monte dei Paschi di Siena, con gli intrecci politici tra banca ed ente azionista nell’occhio del ciclone, il patron di Investindustrial non avrebbe potuto fare uno sforzo di fantasia maggiore e pensare a un altro nome per indicare il posto dove confinare i dipendenti-soci? Che ne so:  Associazione Amici al confino, Società per ex Amici… ma non Fondazione, ecco. Solo che credo che il nome Bonomi e i consulenti lo avessero deciso prima del caos Mps. E come rimproverarli? Chi avrebbe mai pensato a una questione senese di tale entità (a parte l’ex presidente Giuseppe Mussari e qualche banchiere o personaggio a lui vicino)?

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