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“Se non ti lecchi le dita, godi solo a metà”, era il tormentone di una nota marca di patatine. Più che una goduria a metà, però, nella questione Rcs, per l’azionista forte (nonché finanziatore) Mediobanca sembra già profilarsi una vittoria a metà. Cominciamo dalle buone notizie, che sono tali naturalmente solo dal punto di vista dell’istituto di Piazzetta Cuccia. La prima è che Unipol aderirà all’aumento di capitale del gruppo editoriale (operazione che dovrebbe concretizzarsi in due tranche, una prima da 400 e una successiva da 200 milioni). L’adesione della compagnia bolognese, che ha ereditato la partecipazione dalla Fondiaria-Sai della famiglia Ligresti, non era poi così scontata, anche perché il numero uno di Unipol, Carlo Cimbri, fin da quando aveva messo gli occhi sulle società della galassia della famiglia siciliana, aveva dichiarato di non essere interessato ai salotti finanziari. E quello su Rcs, ancorché a giudicare dal business societario sia diventato ormai una saletta (tipo quella di casa mia), resta ancora uno dei principali snodi del potere finanziario italiano, o comunque di quel che ne è rimasto. Chissà, forse a fare cambiare idea a Cimbri è stato anche il sostegno che ha avuto da Mediobanca proprio nella battaglia che ha ingaggiato su Fonsai & co. Storia simile per Bpm – e qui veniamo a un’altra delle buone notizie per Piazzetta Cuccia – il cui presidente del consiglio di gestione, Andrea Bonomi, a suo tempo fu fortemente sostenuto proprio dalla merchant bank nello scontro frontale con Matteo Arpe per mettere le mani sulla Popolare di Piazza Meda. L’asse con Mediobanca ha portato il patron di Investindustrial nel consiglio di amministrazione della stessa Rcs. Soprattutto, però, Bonomi ha ora reso il favore all’amministratore delegato di Piazzetta Cuccia, Alberto Nagel, entrando a far parte del consorzio bancario legato all’aumento del gruppo editoriale e partecipando al rifinanziamento del debito. Senza contare poi che in passato qualcuno ha addirittura indicato l’Investindustrial di Bonomi come uno dei possibili “cavalieri bianchi” chiamati a togliere le castagne dal fuoco alla società editrice del Corriere della Sera. Poi però per Mediobanca ci sono anche le cattive notizie. Prima tra tutte: le Generali, di cui Piazzetta Cuccia è prima azionista, nella nuova era che vede Mario Greco come amministratore delegato, non sottoscriveranno l’aumento di capitale. Del resto, si racconta che il ribaltone di ormai quasi un anno fa che a Trieste portò alla “cacciata” di Giovanni Perissinotto, più che da Mediobanca sia stato guidato dai soci industriali del Leone.

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