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Il presidente della Compagnia di San Paolo, Sergio Chiamparino

Il presidente della Compagnia di San Paolo, Sergio Chiamparino

Negli ultimi tempi il nome dell’ex sindaco di Torino del Pd, Sergio Chiamparino, è tornato prepotentemente di scena nel mondo politico. Ne avevamo sentito parlare nei mesi scorsi come possibile sostituto del leghista Roberto Cota alla guida della Regione Piemonte, quando si scommetteva su un possibile cambio della guardia in virtù dei conti dissestati dell’ente. Ne abbiamo sentito parlare, a un certo punto, la scorsa settimana, addirittura come possibile candidato alla presidenza della Repubblica. E ne sentiamo parlare parecchio in questi giorni nel tormentato toto ministri dell’altrettanto tormentato governo di Enrico Letta.
Insomma, mi sembra chiaro che da un po’ di tempo a questa parte il Pd o chi per esso stia disperatamente cercando di piazzare da qualche parte del palcoscenico politico (come attore principale o secondario? Come comparsa? Come suggeritore delle battute?) il buon vecchio Chiamparino. Che, a ben vedere, non è che al momento sia proprio per strada, sia chiaro. Eh no, perché dal maggio del 2012 ha sostituito Angelo Benessia alla guida della Compagnia di San Paolo, Fondazione che, almeno sulla carta (visto lo strapotere della Cariplo di Giuseppe Guzzetti), è prima azionista di Intesa Sanpaolo con una quota del 9,72% del capitale.
Chiamparino, raccontano i maligni, che dunque è ai vertici della Compagnia da nemmeno un anno, ultimamente sembra avere la testa da qualche altra parte: partecipa poco agli eventi organizzati dall’ente (specie se vi presenzia qualcuno del Comune di Torino, e soprattutto l’attuale sindaco Piero Fassino) e in generale alle riunioni appare piuttosto distratto, assorto in altri pensieri, immerso in altri mari.
In effetti, se si pensa che alla guida di Cariplo c’è il quasi settantanovenne Guzzetti mentre al timone di Cariparo (giusto per restare nel mondo Intesa) c’è l’ottantacinquenne Antonio Finotti, Chiamparino, nato a Moncalieri il primo settembre del 1948, sembra un bimbo con ancora tutta la vita davanti per stare in una Fondazione.
Nello stesso tempo, gli enti di derivazione bancaria, che ancora tirano le fila dei principali istituti di credito italiani, non sfuggono alla regola che o sono governate da vecchi politici o banchieri ormai in pensione o da politici in pausa, che per qualche motivo sono in panchina e che attendono di rientrare nella partita politica. Siamo sicuri che sia questo il modo migliore per partecipare al capitale delle banche in un momento complesso come quello attuale?

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