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Il cestino dell'umido in uno scatto da me rubato

Il cestino dell’umido in uno scatto da me rubato

Ebbene sì, è toccato anche a me che vivo nella zona sud-est di Milano: nei giorni scorsi è arrivato il tanto temuto cestino dell’umido. Il Comune del sindaco Giuliano Pisapia, del resto, me lo aveva preannunciato già da un po’ in una lettera, che spiegava che sarebbe arrivata una mini-pattumiera ad hoc per la raccolta dei rifiuti organici. E già la cosa mi aveva fatto storcere il naso, perché, non vivendo nella reggia di Caserta, la prima domanda che mi sono posta è: “Quando arriverà ‘sto benedetto cestino, dove accidenti lo metterò?”. E dopo che la mini-pattumiera è arrivata non ho fatto che chiedermelo a voce ancora più alta, aggiungendo peraltro nuovi e inquietanti interrogativi.
Partiamo dall’estetica dell’oggetto (che tra l’altro ho fotografato e messo qui sopra): si tratta di un cestino marrone simile a quelli che si usano per andare a fare il pic-nic a Pasquetta, ma sviluppato in altezza. Insomma, nulla di particolarmente godibile dal punto di vista della bellezza, cosa di cui deve essersi accorto anche chi l’ha realizzato, tant’è che nel vano tentativo di renderlo più carino, nella parte superiore, sono stati incisi come dei fiorellini che tuttavia potrebbero apparire anche come delle tartarughine in viaggio viste dall’alto (speriamo che non volessero lanciarci un messaggio subliminale sulla velocità di raccolta dei rifiuti organici). Ma è chiaro che non è che mi aspettassi poi molto dall’estetica di una mini-pattumiera per l’umido.
Quel che davvero mi inquieta è lo spazio che l’oggetto ingombra, soprattutto se si considera che non si sostituisce ma si aggiunge al cestino per l’immondizia di cui già ovviamente dispongo (non mi metto a fare l’elenco dei rifiuti che devono essere gettati nell’uno e nell’altro ma mi limito a pensare con affetto alle persone più anziane, per le quali non credo sarà così semplice mettere in pratica questo quasi ingegneristico processo di differenziazione). Voglio dire: lungi da me apparire come non ambientalista, ma forse sarebbe bastato inviare ai milanesi dei sacchetti per la raccolta di questo tipo di rifiuti e lasciare che ognuno gestisse da solo, senza cestini da pic-nic, gli spazi della propria abitazione adibiti all’immondizia, o, come direi io alla ligure, alla rumenta. Tanto più che questa mini-pattumiera di cui ci ha omaggiato il Comune è tutta bucherellata e non credo quindi che cambi molto tenere un sacchettino per l’umido accanto al cestino che ci già si utilizzava o metterlo dentro al nuovo oggetto. Comunque vabbé, prendete il mio come il semplice sfogo di una che fa resistenza ad adattarsi al nuovo che avanza.
Non sono riuscita, però, a fare a meno di notare una cosa: insieme con la mini-pattumiera, mi sono arrivati anche dei sacchetti per raccogliere l’umido, che, come informa un volantino, sono stati realizzati in Italia dalla Novamont. In altri termini dalla società attiva nel settore bio-chimico e guidata dall’amministratore delegato Catia Bastioli, appena nominata (il 10 maggio) consigliere della potente Fondazione milanese Cariplo, presieduta da Giuseppe Guzzetti.

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