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Jovanotti che salta negli anni '80

Jovanotti che salta negli anni ’80

“Gimme five!” “All right!” e, anche: “E’ qui la festa?!?” “Sì!”.


Ecco, immaginando che, nel 1988, qualcuno si fosse aggirato per le strade e origliare i discorsi della gente, non sarebbe stato difficile ascoltare un botta e risposta di questo tipo tra due persone. Tutto merito – o forse colpa, dipende dal punto di vista – del fenomeno Jovanotti, al secolo Lorenzo Cherubini, che proprio quell’anno, lui stesso poco più che ragazzino, faceva letteralmente impazzire le ragazze, le ragazzine e le bambine italiane di quegli anni. Me compresa, che, credo nel 1989, press’a poco decenne, con mia cugina, mi recavo in una tabaccheria di Albenga, dove Jovanotti aveva fatto per alcuni giorni il militare, ad acquistare una sua foto scattata dal vivo (sarà poi stato vero?) al mio eroe.
Aneddoti e ricordi a parte, è come se da quel 1988, che in Italia aveva come sottofondo le canzoni del primo Jovanotti, non ci fossimo mai mossi. Ce lo ha detto ieri, nelle sue considerazioni finali, il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco: “Non siamo stati capaci – ha tuonato all’assemblea annuale – di rispondere agli straordinari cambiamenti geopolitici, tecnologici e demografici degli ultimi venticinque anni”.
E tanto per fare una panoramica che dia anche qualche spunto economico-finanziario (eh lo so, ho ‘sto vizio qui), nel 1988 ne succedevano davvero di tutti i colori, un po’ come tutti i colori erano imposti dalla moda: Sergio Pininfarina veniva eletto presidente di Confindustria; Carlo De Benedetti acquisiva il controllo del consiglio di amministrazione della Mondadori con il sostegno – udite udite, anzi leggete leggete – di Silvio Berlusconi; Eni e Montedison convolavano a nozze dando vita a Enimont (da cui poi nacque la madre di tutte le tangenti e quindi di Tangentopoli); e in provincia di Savona, dove io allora vivevo, dall’Acna di Cengio si sprigionava una nube tossica di anidride solforosa che seminava il panico in tutta Italia.
Ed è un po’ come se quella nube tossica non ci abbia mai lasciato: grava ancora pesante e funesta sulle nostre teste, minaccia il nostro futuro e i nostri giorni. E’ per questo che oggi, nel 2013, se qualcuno dovesse mai chiederci “E’ qui la festa?!?”, la risposta sarebbe senz’altro: “No”. Ora, non è che qui si voglia fare festa, ma almeno vivere decentemente, o comunque avere la possibilità di farlo, quello sì.

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