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Una scena del film "La mosca"

Una scena del film “La mosca”

Lasciando stare Franz Kafka e Gregor Samsa, avete presente l’inquietante metamorfosi di Seth Brundle, al secolo Jeff Goldblum, nel film “La mosca” di David Cronenberg? Ecco, diciamo che, per fortuna su un piano decisamente meno fisico, anche il presidente di Carige, Giovanni Berneschi, proprio negli ultimi mesi, ha attraversato un processo di cambiamento, per così dire professionale, da lasciare davvero di stucco (ma non credo sia un barbatrucco).
Vediamo, in sintesi, cosa accadeva alla fine di marzo, circa un mese dopo il rafforzamento patrimoniale da 800 milioni annunciato un po’ a sorpresa dalla banca genovese. Ebbene, in una tumultuosa giornata milanese di inizio primavera, in una zona della città, Berneschi proclamava che l’aumento di capitale sarebbe stato pari a 400 milioni di euro, mentre, più o meno in contemporanea, da un’altra parte, il direttore generale di Carige Ennio La Monica esplicitava la linea dei due principali azionisti, la Fondazione e i francesi di Bpce, secondo cui la ricapitalizzazione dovrà essere del minore importo possibile e il grosso del rafforzamento andrà fatto attraverso le dismissioni.
Passano poco più di due mesi, ed ecco l’incredibile metamorfosi di Berneschi: il banchiere settantacinquenne, il 3 giugno, a Genova, al convegno annuale Effebi-Carige dal titolo “L’assemblea della Banca d’Italia e le sfide strategiche per le banche italiane”, se ne esce con:

“Banca Carige ha scelto come alternativa all’aumento di capitale le dismissioni. In questa situazione la gente dove li prende i soldi (sottinteso, per fare un eventuale aumento, ndr)? Va a rubare? Le dismissioni saranno sufficienti. Il problema non siamo noi, è l’Italia”.

Ora, a parte il modo particolarmente colorito di esprimere il concetto, che comunque chi conosce bene Berneschi sa che è una sua prerogativa, è evidente che il presidente di Carige ha completamente cambiato idea. Verrebbe quasi da pensare che qualcuno (la Fondazione presieduta da Flavio Repetto? I soci francesi?) gli abbia messo il bavaglio.
E anche sulla questione della rivalutazione delle quote delle banche in Bankitalia, suo grande cavallo di battaglia soltanto fino all’anno scorso, Berneschi sembra avere perso mordente:

“Affinché lo Stato si ricompri le nostre quote in Banca d’Italia – ha dichiarato sempre il 3 giugno – qualcosa si muove, ma con una lentezza esasperata, da spararsi, troppo lento il processo, troppa burocrazia”.

Ecco, anche in questo caso, scordiamoci tutti quanti la vis polemica di un tempo.
Insomma, Berneschi non è più lui. E non credo proprio sia un discorso di età che avanza…

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