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La locandina del film "Corto circuito" del 1986

La locandina del film “Corto circuito” del 1986

Ispirata un po’ dalle improbabili traduzioni in italiano dei film statunitensi (dove capita che “corporation” diventi “corporazione”) e da un tweet di un amico, vi volevo parlare di un fenomeno che, ahinoi, sta prendendo sempre più piede. Mi riferisco a questo italiano misto inglese, che via via in realtà sta diventando sempre più un inglese misto italiano, parlato dalla maggior parte (vorrei non pensare siano tutti) degli uomini di finanza, e, più in generale, dagli italiani che vogliono darsi un tono un po’ anglosassone e per questo decidono di uccidere a manganellate la propria lingua madre.
Insomma, a un bel momento, deve verificarsi una specie di corto circuito che azzera tutte le nozioni linguistiche che – almeno si spera – i poveri insegnanti delle scuole elementari e medie hanno impiegato anni e anni di lavoro a inculcare nella testa di questi soggetti. Resta così uno spazio vuoto, come un foglio bianco, su cui va immediatamente a imprimersi questo imbarazzante italiano frammisto ad altrettanto imbarazzanti termini presi a prestito dall’inglese, spesso e volentieri dal vocabolario finanziario. Una lingua ibrida e terrificante che potrebbe essere definita “ingliano”.

Se incontrate qualcuno di questi “replicanti”, potreste sentirli dire qualcosa del genere:

“E’ di importanza basica che…”
(Ma che è? Un’importanza chimicamente contrapposta a un acido?!? Ritenta con basilare e sarai più fortunato)

“Quand’è che ci possiamo brieffare?”
(E qui Nicole Minetti insegna, lei che del resto parla un inglese madre lingua. Anche lei potrebbe ritentare con un semplice e banale vedere o tutt’al più un vedere per parlare e sarà senz’altro più fortunata)

“Bisogna matchare, hedgiare…”
(…e satana solo sa con quali altre diavolerie linguistiche assurde ci stanno ubriacando. E mi rifiuto di tradurle)

“Ecco, questa soluzione fa senso?”
(Il problema, in questo caso, è che la domanda, in italiano, un senso ce l’ha, pulito e perfetto: ci si chiede cioè se la soluzione in questione sia tale da generare spavento e orrore. Peccato che, in ingliano, abbia il significato quasi opposto: ci si chiede cioè se la soluzione abbia un senso).

Ecco, a me, con accezione italiana, fa senso che ci sia gente che parla, fiera e orgogliosa, in ingliano.

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