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vecchio stivale

Con l’imminente addio al duale di A2a, si conteranno appena sulle dita di una mano le società italiane che ancora si ostinano a mantenere una governance basata su un consiglio di sorveglianza (cds) e un consiglio di gestione (cdg). E tra queste c’è Intesa Sanpaolo, la prima banca italiana per sportelli, che pure, però, proprio in questi mesi, dovrebbe avviare un ragionamento sul ritorno al singolo consiglio di amministrazione (da tempo se ne vocifera e da quel che ho capito l’idea dei soci era quella di partire in maniera più concreta dopo l’assemblea dello scorso aprile).
Insomma, è evidente che in Italia l’applicazione di un modello di governance, che in Germania invece funziona bene, ha avuto esiti disastrosi. Il fatto è che il duale ha preso piede nel paese dello Stivale, e anche un po’ dei miei stivali, intorno al 2006-2007, vale a dire nel periodo delle grandi fusioni nei settori sia delle utility (A2a) sia delle banche (Intesa Sanpaolo).
In altri termini, in un momento in cui moltiplicare le poltrone di comando e le varie prebende serviva a meglio convincere le diverse parti in causa nelle trattative che l’operazione di integrazione avrebbe fatto il bene di tutti. Adesso che ormai quel periodo, per i venti che tirano in economia e finanza, sembra ormai lontano anni luce e adesso che comunque molte società, dopo le fusioni, hanno bene o male rodato la macchina, il duale all’italiana non ha ormai più alcun senso. Anche perché, nella sua applicazione alla tedesca, richiederebbe che il consiglio di sorveglianza, come peraltro il nome stesso implica, si limitasse a esercitare una funzione di controllo nei confronti di quello di gestione.

E voi ce lo vedete il presidente del cds di Intesa Sanpaolo, l’ottantenne Giovanni Bazoli, a sorvegliare il cdg senza mettere becco più di tanto in quel che si decide nella banca? Ecco, forse sarebbe più verosimile che io, dotata di una ruota, mi trasformassi in una carriola.

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