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dote

Un tempo la dote era quella che le ragazze consegnavano nelle mani nel marito al momento del matrimonio. Un’usanza oggi passata di moda a livello sociale ma che ha cominciato a prendere sempre più piede in finanza.
Eh sì, perché, se vi ricordate, a marzo è stata annunciata la cessione de La7 a Urbano Cairo gratis e con la preventiva ricapitalizzazione da 88 milioni più la rinuncia da parte dell’ex controllante Telecom Italia ai crediti finanziari per un importo complessivo di 100 milioni. Insomma, una dote da quasi 200 milioni. Il senso è questo: La7 perde(va) a tal punto che Telecom Italia ha preferito pagare Cairo per liberarsene.
E una dote, ancorché in scala molto minore, dovremmo ritrovarla anche nell’operazione, che ancora deve essere perfezionata e che è stata annunciata soltanto ieri sera, di cessione di alcuni periodici di Rcs alla Prs di Alfredo Bernardini de Pace (che ha avuto la meglio sulla Visibilia della “pasionaria” del Pdl Daniela Santanché). Bene, sembra che Bernardini de Pace pure chieda una dote a Rcs per rilevare le testate Astra, Novella 2000, Visto, Ok salute e il polo dell’enigmistica. Si tratterebbero però di una cifra molto inferiore rispetto a quella ottenuta dal presidente del Torino e pari a 4-5 milioni (trovate l’indiscrezione sul Secolo XIX di oggi e comunque pare che il cda di Rcs di più non sia intenzionato a sborsare).
Insomma, in tempi di crisi, non va più di moda pagare per comprare ma sta spopolando questa tendenza di farsi pagare. Tenterò di farlo in un negozio con una bella borsa Miu Miu.

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