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Giovanni Berneschi in una foto che ho preso dagli amici del Secolo XIX

Giovanni Berneschi in una foto che ho preso dagli amici del Secolo XIX

Negli ultimi giorni è scoppiato il finimondo in Banca Carige. Dell’istituto di credito ligure vi avevo già parlato altre volte, qui e soprattutto sul Secolo XIX, certa del fatto che non sarebbero mancati i colpi di scena e le sorprese. E così è stato. La situazione è precipitata, perché, dal consiglio di amministrazione, tra il 31 luglio e il 2 agosto, si sono dimessi ben otto membri: Piergiorgio Alberti, Cesare Castelbarco Albani, Luigi Gastaldi, Giovanni Marongiu, Alessandro Repetto, Guido Pescione, Philippe Marie Michel Garsuault e Philippe Wattecamps.
E siccome il cda di Carige è (era) composto da 15 consiglieri, l’organo è decaduto e a breve ci sarà da convocare un’assemblea per ricostituirlo. Nel nuovo cda, è ormai pacifico, non dovrebbe trovare spazio il presidente di Carige, Giovanni Berneschi, grande padre padrone della banca, dove ha lavorato per oltre 50 anni scalando tutte le posizioni possibili, fino ad arrivare al vertice, dove ha regnato incontrastato per oltre 25 anni. E nemmeno il suo vice Alessandro Scajola, fratello dell’ex ministro del governo Berlusconi Claudio, dovrebbe essere riconfermato.
Da tempo (ve ne avevo parlato già qui), i rapporti tra Berneschi e Flavio Repetto, presidente della Fondazione Carige, socia della banca al 47%, si erano incrinati. In sintesi estrema, il numero uno dell’ente non vuole mettere più soldi (“emu za detu“, in dialetto ligure, che significa qualcosa come “ne abbiamo già messi abbastanza”: quasi 700 milioni negli ultimi cinque anni), mentre il presidente (uscente) della banca spinge perché si faccia un aumento di capitale, anche sostanzioso, che virtualmente potrebbe consentire di entrare a nuovi soci (almeno latitanti come i peggiori criminali).
La battaglia – è abbastanza chiaro – al momento è stata vinta dalla Fondazione socia, e dunque dall’ottantaduenne Repetto, che è riuscito nel non semplice intento di mettere all’angolo il settantaseienne Berneschi.
Tra l’altro, volendo, potrebbe essere interpretata un po’ come una tappa di questa battaglia anche il recente articolo del Corriere della Sera (lo trovate qui), dove si raccontava la storia di tale Filadelfo Arcidiacono, nome (uno più normale no?) a dire dell’autore dell’articolo fittizio cui, attraverso Carige Assicurazioni, si rimborsavano sinistri che, in realtà, andavano a coprire di super-parcelle i veri beneficiari (i loro nomi, naturalmente non si conoscono).
Chi conosce bene Berneschi, però, sostiene che il grande storico dominus della banca non se ne starà ancora per molto con le mani in mano, a guardare impotente la propria stella offuscarsi.
Attendiamoci a breve un’altra tappa della battaglia.

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