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Nel caso ve lo foste perso, visto che io ho avuto la sensazione che ci sia stato un tentativo di annegare l’operazione nelle acque dei conti semestrali, vorrei richiamare l’attenzione su questo blitz “mordi e fuggi” di Unipol sulle azioni di risparmio della Milano Assicurazioni. Qui trovate un articolo che ho scritto sulla vicenda, ma una sintesi potrebbe essere la seguente: l’8 agosto a mercato chiuso, a sorpresa, Unipol annuncia di essersi rivolta a Mediobanca per avviare un processo di acquisto, riservato agli investitori istituzionali e non ai piccoli soci, che puntava a rastrellare tra il 20 e il 35% delle azioni di risparmio della Milano, offrendo in cambio un premio del 3% sulla chiusura di Borsa del giorno stesso (0,818 euro). Questo, va ripetuto, accadeva l’8 agosto a mercato chiuso, intorno alle 18.30. Bene, dovete sapere che già il 9 agosto, di primo mattino, Unipol, in una nota, annunciava che l’operazione si era chiusa rilevando il 26,55% del capitale di risparmio della Milano, per un esborso di 22,9 milioni.
Ora, le domande e i dubbi sono numerosi. A cominciare dalla tempistica dell’operazione: è possibile che Mediobanca sia riuscita a trovare azionisti risparmio pronti a vendere nella notte? Perché sembra strano e sembrerebbe invece più plausibile che il blitz sia stato architettato prima e annunciato a cose fatte o poco più.
Veniamo poi al motivo del blitz: avendo superato il 20% del capitale risparmio, la Unipol guidata da Carlo Cimbri ha già ipotecato il risultato dell’assemblea speciale degli azionisti che avrebbe potuto decidere di non fare rientrare la Milano Assicurazioni nel perimetro della maxi fusione tra la compagnia bolognese e il gruppo Fondiaria-Sai. Ovviamente, dopo il blitz notturno sui titoli, il risultato dell’assise sarà favorevole a Unipol. Si deciderà quindi che anche la Milano Assicurazioni convolerà a (giuste?) nozze con le altre società assicurative del gruppo.
E qui arriviamo a un’altra questione: ma Cimbri non aveva detto che se la Milano non fosse rientrata nel perimetro di fusione sarebbero stati, in sostanza, fattacci suoi perché si sarebbe trasformata in una specie di Cenerentola, sola triste e in cerca del suo principe azzurro (queste ultime cose le ho aggiunte io, lui si era limitato a parlare di Cenerentola)? E allora come mai tutto a un tratto questa fretta di blindare il voto in assemblea per tirare dentro anche la compagnia controllata al 65% da Fonsai? Potrebbe aiutarci a spiegarlo il fatto che l’utile civilistico di Milano Assicurazioni sia circa il doppio di quello della controllante.
Infine, ultima cosa ma non meno importante, come mai Unipol si è rivolta solo agli investitori istituzionali discriminando i poveri piccoli soci retail? I piccoli azionisti, in ultima analisi, non soltanto sono stati scavalcati ma è stata anche chiusa loro la bocca in assemblea, dove ormai non potranno più rappresentare l’ago della bilancia circa l’inclusione della Milano Assicurazioni nell’integrazione.
E’ proprio per questo motivo, che la mattina del 10 agosto ho sguinzagliato nel social network, stile cane sciolto, questo tweet:

tweetmilanoassicurazioni

(“Con #MilanoAssicurazioni risp #Unipol dimostra di non aver nulla da invidiar a Ligresti su operazioni che passan sopra la testa di piccoli soci“)

Ecco allora la risposta, via Facebook, (la trovate anche qui) di Gian Maria De Francesco, giornalista del Giornale, al mio tweet:

Gian Maria De Francesco
20 hours ago
Questa è una risposta a un tweet di @scarlots cioè di Carlotta Scozzari. Hai ragione: con il RABB Unipol ha fatto strame dei piccoli risparmisti della Milano. Ma tieni conto che se non si fondesse, una volta venduti marchio e polizze, la società sarebbe stata portata via con un’Opa a quattro soldi. Probabilmente ci avrebbero smenato di più che nella situazione attuale, mentre una eventuale azione risarcitoria si sarebbe impantanata nei Tribunali. È il libero mercato: prendere o lasciare“.

Parte allora il botta e risposta:

Mio commento su Facebook:

Carlotta Scozzari in realtà non ho fatto solo un tweet ma ci ho scritto un pezzo (http://www.affaritaliani.it/fattieconti/carlo-cimbri-passa-alle-maniere-100813.html). secondo me libero mercato vuol dire lasciare ai soci della milano, come peraltro stabilisce la legge, la possibilità di votare contro la fusione e scegliere il destino della società. non esiste pilotare la decisione in questo mondo, non sta né in cielo né in terra. ma poi chi l’ha detta ‘sta cosa dell’opa a quattro soldi? chi la lancerebbe scusa dal momento che la milano è controllata al 65% da fonsai?

Suo commento su Facebook:

Gian Maria De Francesco Ho letto il pezzo. Se i risparmisti avessero detto no, l’Opa l’avrebbe lanciata UniSai, una volta terminato l’iter della fusione (in quel caso a tre) e venduto il marchio della Milano e gli 1,7 miliardi di polizze. In quel caso la ex Milano e le sue risp avrebbero avuto di certo una valutazione inferiore agli 0,776 euro di oggi. L’ipotesi era stata vagliata da Cimbri & C. Secondo me, per i piccoli risparmiatori sarebbe stata una fregatura ben più grande di questa. Mi potresti dire: «È come finire dalla padella nella brace!». E probabilmente avresti ragione, ma tant’è. Secondo la mia personale opinione, l’ipotesi Opa sarebbe stata ben peggiore. Non ci sarebbe mai potuta essere una terza possibilità (una ex Milano che restasse quotata) rispetto a queste due che abbiamo dibattuto“.

Mio commento su Facebook:

Carlotta Scozzari secondo me il lancio dell’opa non sarebbe stato per nulla una fregatura più grande di questa per i soci. sarebbe semplicemente stata una operazione molto più costosa per unipol“.

Suo commento (finale) su Facebook, piaciuto alla sottoscritta:

Gian Maria De Francesco Ipotizzando un dimezzamento delle quotazioni rispetto alle attuali, avrebbero speso un centinaio di milioni di euro in più. Che non sono bruscolini. Avrebbero solo liberato un po’ dei proventi delle dismissioni che adesso terranno comodamente dentro casa…

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