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Corrado Passera

Corrado Passera

Sapete qual è il colmo dei colmi per Corrado Passera? Che si liberino, in un colpo solo, i due posti di lavoro ai vertici che lo hanno reso famoso e che lui, almeno per il momento, non possa occuparli: quello del consigliere delegato di Intesa Sanpaolo, dove il suo successore Enrico Tomaso Cucchiani è arrivato al capolinea e sta trattando l’uscita, e quello del numero uno di Poste Italiane, Massimo Sarmi. Quest’ultimo pare sia destinato a prendere il posto di un altro grande manager che si appresta a fare le valigie proprio in questi giorni: il presidente di Telecom Italia Franco Bernabè, da tempo in dissidio con i soci di riferimento della società (più con Mediobanca e meno con Intesa Sanpaolo, per quel che ancora può importare) il cui controllo sta per passare in mano agli spagnoli di Telefonica.
In Intesa, pare che Cucchiani sarà sostituito dall'”emergente” Carlo Messina, anche se qualcuno, nei giorni scorsi, aveva azzardato l’ipotesi di un ritorno sui suoi passi di Passera. Peccato che si tratti di una strada impraticabile. Così come del resto sembra esserlo anche quella che lo riporterebbe indietro alle Poste (dove invece al momento non è ancora chiaro chi sostituirà Sarmi).
Il motivo è l’anno sabbatico che per legge gli ex ministri devono attendere prima di occupare posizioni in conflitto di interessi con i settori che hanno seguito quando erano al governo (qui un articolo dove si parla di questo tema). E, siccome Passera è stato ministro dello Sviluppo economico del governo Monti, pare difficile che possa prendere le redini di un gruppo bancario – il primo italiano per sportelli – come Intesa o di una società a controllo pubblico come Poste Italiane senza che si delinei un potenziale conflitto di interessi. Insomma, Passera dovrebbe armarsi di (santa) pazienza e aspettare ancora qualche mese. Oppure si può sempre cambiare una legge in corsa, come dimostra il caso Telecom-Telefonica.

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