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cenerentola

Gli ingredienti per una favola sembrano eserci tutti: Cenerentola, il lupo, che in realtà non sembra essere uno soltanto ma più di uno, quindi i Lupi, poi – proseguendo sul filone di Cappuccetto Rosso – abbiamo il cacciatore, ma prima ancora del cacciatore abbiamo la preda.
Nel ruolo della preda c’è niente meno che Alitalia, la tormentata compagnia aerea italiana alle prese con un piano di risanamento che vale la bellezza di 500 milioni. A tirare in ballo la nota protagonista della fiaba di Charles Perrault e dei fratelli Grimm è stato il Lupi della storia, ossia il ministro dei Trasporti Maurizio, che proprio oggi 13 ottobre, intervenendo a un programma di SkyTg24, ha dichiarato: “L’Italia non può fare la Cenerentola, è un pilastro fondamentale di questa alleanza” con Air France-Klm”. E se, nelle rotte aeree, Roma non sarà alla pari di Parigi e Amsterdam, “noi lavoreremo per il compito che il governo ha per individuare altre alleanze internazionali”.
Una cosa, infatti, emergerebbe in modo abbastanza chiaro nel caso in cui Air France, ora al 25% prima dell’aumento di capitale, rilevasse il controllo di Alitalia: depotenzierebbe lo scalo romano tenendo solo quello che le serve ed evitando inutili sovrapposizioni. Viceversa, un operatore extracomunitario (che tuttavia potrebbe arrivare al massimo fino al 49% della società italiana), come ad esempio l’araba Etihad, riuscirebbe a valorizzare di più le rotte internazionali della compagnia.
Ma a parte questi discorsi, vediamo quel che ha aggiunto il Lupi di questa favola riferendosi alle Poste, che dovrebbero contribuire con 75 milioni al rafforzamento patrimoniale di Alitalia: “Le Poste sono un’azienda pubblica che sta sul mercato, che è stata risanata e fa utili. Noi abbiamo individuato le condizioni che potessero rilanciare un piano industriale diverso da quello che è stato, e che è fallito, e potessero ripermettere” all’Alitalia di poter trattare con Air France in condizioni più favorevoli.
E ancora, ha aggiunto il ministro: “Su 300 milioni di aumento di capitale 225 vengono dai privati che, in questi cinque anni hanno creduto nell’azienda e ci hanno rimesso i soldi”. Sì, perché dei 500 milioni che servono per risanare le casse, ormai praticamente vuote, della compagnia di bandiera 300 arriveranno da un aumento di capitale e i restanti 200 da nuovi finanziamenti bancari.
In ogni caso, val la pena di sottolineare che secondo Lupi i soci privati di Alitalia sarebbero pronti a mettere sul piatto, pronti via, 225 milioni. Più che una favola un racconto di pura fantascienza, visto che alcuni di questi azionisti sono in grossi guai, e/o in tutt’altre faccende affaccendati, e/o devono ancora sottoscrivere la propria quota parte del convertendo da 150 milioni varato dalla compagnia nei mesi scorsi. Meno fantascientifico che scendano in campo le banche Intesa Sanpaolo (già socia all’8,9%) e Unicredit, che hanno garantito l’inoptato per 100 milioni.

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