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Chiedo scusa se da un po’ di tempo sono sparita, ma Roberto D’Agostino mi ha tirato dentro all’avventura di Dagospia e il tempo mi è volato. Stasera però ho pensato che proprio non avrei potuto evitare di soffermarmi sull’aumento di capitale fino a 3 miliardi fresco fresco di delibera da parte del consiglio di amministrazione di Monte dei Paschi. Dovete sapere che l’ammontare di questa ricapitalizzazione del gruppo senese presieduto da Alessandro Profumo (che di questi tempi deve affrontare anche altri problemi) e guidato da Fabrizio Viola è un po’ come le maldicenze nel gioco del telefono senza fili: più se ne parla e più diventano grosse. Allo stesso modo, l’aumento del Monte ha assunto, nel corso dei mesi, dimensioni sempre maggiori; quasi “sprupurziunate”, avrebbe detto il Diego Abatantuono dei tempi (forse) migliori. Ma vediamo come Mps, nel comunicato di oggi, ha spiegato l’innalzamento dell’asticella a 3 miliardi:

“Banca Monte dei Paschi di Siena ha deliberato di proporre all’Assemblea un aumento di capitale sino ad un ammontare massimo di Euro 3 miliardi al fine di ottemperare agli impegni relativi al programma di rimborso dei Nuovi Strumenti Finanziari, così come previsto dal Piano di Ristrutturazione, e far fronte, subordinatamente all’ottenimento delle necessarie autorizzazioni, agli oneri correlati al coupon 2013, pagabile nel 2014, relativo ai Nuovi Strumenti Finanziari e ai costi dell’aumento di capitale stesso”.

Ecco, a parte il profluvio di lettere maiuscole, che tendono generalmente ad abbandonare nei comunicati stampa, che Mps avesse bisogno di innalzare il tetto dell’aumento per rimborsare parte dei Monti bond da 4 miliardi, con i relativi interessi, era cosa nota. Mi soffermerei perciò sui “costi dell’aumento di capitale stesso”. Il che, tradotto, dovrebbe significare “commissioni alle banche”. A parte il fatto che è la prima volta che sento di una società che alza l’ammontare di un aumento di capitale per i costi dell’operazione stessa, val la pena ricordare la marea di banche che organizzerà la ricapitalizzazione (che Mps conta di realizzare entro il primo trimestre del 2014):

“UBS agirà in qualità di global coordinator e bookrunner, mentre Citigroup, Goldman Sachs International e Mediobanca – Banca di Credito Finanziaria S.p.A. agiranno in qualità di co-global coordinators e joint bookrunners. In aggiunta, Barclays, BofA Merrill Lynch, COMMERZBANK, J.P. Morgan, Morgan Stanley e Société Générale Corporate & Investment Banking agiranno in qualità di joint bookrunners”.

Insomma, provo a riassumere: per mettere in piedi l’aumento di capitale, e quindi anche il consorzio di garanzia, di Monte dei Paschi ci vogliono la bellezza di dieci banche. Che è altamente probabile che abbiano chiesto commissioni salate, anche perché dovranno farsi carico dell’eventuale (probabile?) inoptato di un istituto di credito che deve allo Stato quattro miliardi oltre gli interessi. Ecco quindi dove finiranno, almeno in parte, i maggiori soldi che Mps sta chiedendo agli azionisti, vecchi e nuovi.

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