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Madonna

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Gli italiani lo fanno meglio? No, verrebbe da rispondere, ma semplicemente lo fanno stando molto ma molto più comodi. Vediamo perché. La finanza “all’italiana”, spesso e volentieri (patti o non patti di sindacato), si muove su corsie e binari costruiti a partire da rapporti, amicizie, relazioni, piaceri da fare, la logica dell'”oggi io ti aiuto così, domani tu mi aiuti cosà” (mi si perdoni il neologismo).
Quel che spesso si è capito è che a muovere l’italico business è la stretta di mano più che il mercato, come teoricamente dovrebbe essere non tanto perché ci piace fare i liberisti ma perché esiste una Borsa con delle società quotate e degli azionisti che hanno investito dei soldi a cui almeno i teoria si dovrebbe rendere conto. Così, scordiamoci il lancio di Offerte pubbliche di acquisto (Opa) in caso si salga al controllo di un gruppo quotato e in generale tutte quelle scemenze che metterebbero i soci grandi e piccoli, almeno in determinate circostanze, sullo stesso piano. Storie vecchie e nuove come le operazioni su Fondiaria-Sai che tanto amava la famiglia Ligresti e, da ultimo, la stessa fusione tra Fonsai e Unipol (non foss’altro per le intercettazioni emerse in questi ultimi tempi) stanno lì a dimostrare che alla finanza nostrana il mercato fa un baffo.
Ma quel che sconvolge è che sono numerosi anche i casi che stanno lì a dimostrarci che anche gli stranieri, spesso additati a esempio di virtù e liberismo, una volta varcato il confine e raggiunto il territorio italiano, fanno esattamente come noi. La storia di Telecom Italia è emblematica a riguardo. In questo caso abbiamo dei primi azionisti, gli spagnoli di Telefonica, che, proprio mentre stanno salendo al controllo della società, si stanno rendendo protagonisti in modo più o meno diretto di operazioni in conflitto di interesse e comunque in spregio al mercato.
Così, dopo il discusso collocamento del prestito convertendo (qui un riassunto), la controversa vendita, da molti ritenuta una svendita, di Telecom Argentina, proprio ieri è andato in scena il “noir” firmato Blackrock (qui tutta la storia). Il fondo americano, infatti, come sospetta anche il presidente della Consob Giuseppe Vegas nell’intervista di oggi al Sole 24 Ore, potrebbe muoversi in totale spregio delle leggi (non soltanto di quelle non sempre scritte del mercato ma addirittura di quelle scritte italiane) in asse con Telefonica, con l’obiettivo di non fare passare la richiesta di Marco Fossati, socio al 5%, di far saltare l’attuale consiglio di amministrazione di Telecom.
Un altro caso che sembra raccontare di come i gruppi esteri, una volta in Italia, cambino pelle (sempre supponendo di volere credere alla storia che siano onesti, corretti e rispettino sempre il mercato) è Parmalat. I francesi di Lactalis, che ora controllano il gruppo del latte di Collecchio, avranno anche lanciato l’Opa (quel che in Italia è visto come fumo negli occhi) ma poco dopo hanno fatto comprare all’azienda, quotata in Borsa, una propria società americana a prezzi tanto elevati e fuori dal mercato che la cosa è finita addirittura sotto la lente della Procura.
Insomma, gli italiani saranno anche i più bravi a fare operazioni pro domo loro, ma devono stare attenti perché gli esteri stanno cominciando a insidiarne il primato. L’altro lato del made in Italy…

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