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Chiara Geloni

Chiara Geloni

Il segretario del Pd Matteo Renzi deve raccogliere le idee sulla vicenda della Fiat, pardon della Fca (fatemi sorvolare sul nuovo nome). Vale a dire sul gruppo automobilistico che ha da poco rilevato il 100% della Chrysler e che era italiano prima di spostare, come ha fatto da pochissimo, sede legale e fiscale all’estero, in paesi dove sia le tasse sia le leggi sul lavoro sono meno pressanti che in Italia. E devo dire che, almeno in questo caso, ha ragione la bersaniana di ferro (credo lo sia ancora ma non ne sono sicura) e antirenziana Chiara Geloni a twittare qui in questo modo:

“mi meraviglio che non abbiamo mai discusso della fiat”, disse quello che era con marchionne senza se e senza ma

A che si riferisce la Geloni? A quel che ha dichiarato oggi Renzi sulla Fiat. E cioè: “Nelle ultime settimane il principale gruppo privato di questo Paese ha deciso di fare un’operazione significativa di consolidamento insieme a uno dei principali gruppi automobilistici facendo una doppia scelta: portare la sede legale ad Amsterdam e la sede fiscale a Londra”.
E qui arriva l’ingresso a gamba tesa sulla questione e la frecciatina al “compagno” di partito nonché premier Enrico Letta: “Non faccio polemica, ma mi ha colpito che su questo tema si siano spesi solo due giorni di dibattito, molto meno che sulle soglie della legge elettorale”. Insomma, Renzi, peraltro per quel che penso io a ragione, sostiene che il trasferimento della sede di Fiat fuori dall’Italia sia stato liquidato dal governo Letta in quattro e quattr’otto.
Ecco, peccato soltanto che l’11 gennaio, quando cioè già era nell’aria che il gruppo automobilistico guidato da Sergio Marchionne avrebbe presto fatto le valigie da Torino, Renzi proclamasse al tg de La7 (qui trovate l’agenzia): “Io sto dalla parte di Marchionne senza se e senza ma, dalla parte di chi sta investendo sul futuro delle aziende, quando tutte le aziende chiudono, è un momento in cui bisogna cercare di tenere aperte le fabbriche”.
Quindi, si direbbe quasi che il segretario del Pd stia dalla parte di Marchionne “senza se e senza ma” ma non nel momento in cui il manager va a pagare le tasse altrove, portando all’estero un’azienda che è sempre stata il simbolo dell’Italia.
Dopo dichiarazioni così discordanti, è il caso di consigliare a Renzi di prendere una posizione definitiva sul caso Fiat e, per quanto possibile, di portarla avanti. Altrimenti il rischio è quello che imbocchi quella strada costellata di contraddizioni che ogni giorno, da anni, percorre la maggior parte dei politici italiani.

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