Tags

, , , , , , , , , , , , ,

Mario Greco

Mario Greco

E’ un po’ come se ieri la montagna delle Generali avesse partorito il classico topolino. Dopo una riunione di cinque ore in cui si sarebbe dovuta promuovere un’epocale azione di responsabilità verso l’ex amministratore delegato, Giovanni Perissinotto, poi sostituito da Mario Greco, e l’ex direttore generale, Raffaele Agrusti, il consiglio di amministrazione ha deciso di limitarsi a chiedere i danni di fronte al giudice del lavoro, cosa che consentirà per lo più di recuperare tutte o parte delle buonuscite dei due ex manager.
Ciò significa che la compagnia triestina si rifarà essenzialmente sugli 11 milioni incassati da Perissinotto al momento della sua traumatica uscita tra la fine di maggio e l’inizio di giugno del 2012 e sui 6 che avrebbe dovuto prendere Agrusti. Noccioline, insomma, per un gruppo come quello delle Generali. Che invece, con una vera e proprio azione di responsabilità così come disciplinata dal codice civile, avrebbe potuto portare a casa qualche milione in più, se si considera che per le sette operazioni stipulate coi soci veneti (in primis Palladio e Finint) che hanno sollevato il polverone sono state calcolate perdite associate per oltre 200 milioni. Ma invece niente di tutto questo, perché, almeno per ora, si procederà verso gli ex vertici soltanto in sede giuslavoristica, come peraltro accade in qualsiasi tipo di causa di lavoro.
Ma come mai tanto rumore per così poco? Una spiegazione potrebbe essere che una vera e propria azione di reponsabilità avrebbe potuto innescare un pericoloso effetto Domino su tutte le operazioni in odore di conflitto di interesse che le Generali guidate da Perissinotto hanno stipulato anche con o nell’interesse di altri soci (Mediobanca, De Agostini, famiglie Del Vecchio e Caltagirone), diversi da quelli veneti.
In questo modo, invece, l’amministratore delegato Mario Greco riesce a dare un po’ un colpo al cerchio e uno alla botte: da una parte, dà una prova di forza e lancia un avvertimento a tutti gli azionisti, cui fa capire che se vuole non scherza; dall’altra, però, lo fa in modo blando, senza che, per il momento, ci possano essere contraccolpi per nessuno (tranne che per Perissinotto e Agrusti, ovviamente).

Advertisements