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Non so se vi siete acccorti che le due “pietre nere”, non dello scandalo ma della finanza americana, Blackstone e Blackrock (ne ho scritto qui), stanno facendo incetta di attività nostrane. O, almeno, questa è la loro intenzione. Perché non è detta che ogni colpo vada a segno.
Prendiamo, ad esempio, il fondo Blackstone, attivo soprattutto nel private equity e nell’immobiliare: dopo il palazzo del Corriere della Sera di via Solferino (l’operazione di acquisto si è completata proprio oggi) e una partecipazione nella maison del lusso Versace, ha messo nel mirino gli immobili di proprietà del fondo Atlantic 1, gestito da Idea Fimit. Quest’ultima è la società del risparmio presieduta da Antonio Mastrapasqua (sì, esatto, proprio il manager multipoltrone che di recente si è dimesso dall’Inps, ma non da Idea Fimit sgr) la cui quota di maggioranza fa capo al gruppo De Agostini delle famiglie Boroli e Drago.
Atlantic 1 è un fondo che al 31 dicembre scorso aveva un valore complessivo netto di 263,45 milioni di euro, con un patrimonio suddiviso in 521mila quote a loro volta distribuite, proprio come accade per le azioni e le obbligazioni, tra investitori istituzionali, e quindi gruppi finanziari, per una percentuale di circa il 10%, ma soprattutto, per ben il 90%, tra piccoli risparmiatori (che nella maggior parte dei casi si sono lasciati convincere allo sportello dal proprio bancario di fiducia).
Ebbene, Blackstone, attraverso il veicolo Oceano Immobiliare, ha pensato bene di lanciare un’Opa (offerta pubblica di acquisto), che partirà il 13 marzo e si chiuderà il 2 aprile, su quasi il 97% delle quote del fondo Atlantic 1. Il colosso del private equity, quindi, come peraltro esso stesso ammette nel documento di offerta, vuole comprarsi in blocco l’intero portafoglio immobiliare del fondo.
Ora, Atlantic 1 affitta i propri palazzi soprattutto all’Eni, a Telecom Italia e al gruppo francese della distribuzione Carrefour. Perciò, se l’Opa di Blackstone dovesse andare a buon fine, queste tre società presto potrebbero trovarsi a pagare l’affitto al colosso americano.
Ma, a differenza di quanto accaduto con il palazzo di via Solferino e con Versace, non è affatto detto che questa volta l’operazione italiana del gruppo statunitense vada in porto. E ciò essenzialmente per due ragioni. Innanzi tutto, il prezzo che gli americani mettono sul piatto per ogni quota è basso: 295,55 euro ciascuna (per un controvalore complessivo di 149,4 milioni) contro i 301 euro del valore di Borsa (Atlantic 1 è quotato tra i fondi chiusi).
In secondo luogo, esiste un’incognita su quello che faranno i piccoli investitori, tra i 12 e i 13mila, che hanno in mano il 90% del fondo: consegneranno le quote in Opa o resteranno dentro, con il rischio tra l’altro di trovarsi in mano un’attività sempre meno liquida? E’ difficile dirlo. Quel che è certo è che Blackstone, perché l’offerta sia efficace, conta di arrivare ad almeno il 50% più una delle quote di Atlantic 1. Altrimenti, non se ne farà nulla.
Nel frattempo, vale la pena notare che l’intermediario che Blackstone ha scelto per occuparsi dell’organizzazione dell’Opa è Banca Imi. Lo stesso istituto che ha curato la cessione dell’immobile di via Solferino da Rcs proprio al fondo americano. E lo stesso che, nel 2006, si occupò del collocamento delle quote del fondo Atlantic 1, al prezzo di 500 euro l’una.

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