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Se, come vi ho raccontato qui, il consiglio di amministrazione delle Generali ha deciso di scherzare sull’azione di responsabilità, lo stesso non hanno fatto i soci di Seat pagine gialle riuniti in assemblea. Che il 4 marzo scorso hanno deliberato di procedere con un’azione di responsabilità verso gli ex vertici, a cui si chiedono la bellezza di 2,4 miliardi per la mala gestio dal 2003 a oggi, momento in cui la società sta attraversando una fase complessa (è in concordato preventivo).
Tra i manager colpiti dal provvedimento, sia l’ex amministratore delegato Luca Majocchi, sia l’ex numero uno Alberto Cappellini, morto per infarto due anni fa mentre andava in bicicletta, alla fine di marzo del 2012, per il quale sono chiamati a rispondere gli eredi.
In sintesi estrema, l’azione di responsabilità si basa sull’ipotesi che, dopo l’acquisizione del 2003 da parte di un gruppo di fondi di private equity, ossia Bc Partners, Cvc, Permira e Investitori Associati, l’azienda fu definitivamente (avverbio non usato a caso e tra un po’ scoprirete perché) spolpata, vale a dire caricata di un debito da oltre 2 miliardi, per non parlare del maxi dividendo da 3,6 miliardi che gli azionisti decisero di concedersi. Tant’è che l’azione di responsabilità, che comunque prevede una prescrizione decennale, parte proprio dal 2003.
In questo modo, si taglia fuori tutta la fase della gestione dell’amministratore delegato Lorenzo Pellicioli, che prese le redini di Seat dalla privatizzazione del 1997 con la vendita della partecipazione di maggioranza a una cordata capitanata dalla Comit (ora Intesa Sanpaolo) e dalla De Agostini.
In realtà, fu proprio in quegli anni che la società cominciò a essere caricata di debito e a distribuire maxi cedole ai propri soci. Basti pensare che nel 1999 agli azionisti andò un dividendo complessivo da oltre 1 miliardo.
Insomma, è un po’ come se il peccato originale della Seat fosse partito da lì, alla fine dei favolosi (lasciatemi dire così visto che ero adolescente in quell’epoca e, probabilmente per fortuna, guardavo alle cose e ai periodi e alle fasi con meno cinismo) anni Novanta. Ed è un po’ come se i fondi di private equity arrivati nel 2003 abbiano portato alle estreme conseguenze quella prima fase lì. E qui ho tentato di raccontare questa storia.

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