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Ramin Bahrami

Ramin Bahrami

L’inquietudine è uno stato mentale e fisico che implica produttività, spesso pagata a caro prezzo. Un incessante lavorio, un rimescolio senza sosta del corpo e della mente che se, da una parte, consuma, dall’altra, tende a generare capolavori. Non a caso, la maggior parte degli artisti – quelli veri, non quelli di cartone che troppo spesso ci propongono e impongono questi anni gonfiati e distratti – credo viva uno stato di inquietudine pressoché perenne.
La mia Finale Ligure, la cittadina che si affaccia sul mare della Liguria di Ponente dove sono nata e ho vissuto fino alla mia maggiore età, all’esercito degli inquieti da anni dedica un evento, la “Festa dell’inquietudine” appunto.
Una manifestazione che quest’anno ha raggiunto la settima edizione e che si terrà al complesso monumentale di Santa Caterina di Finalborgo dal 15 al 18 maggio del 2014.
E visto che quest’anno al tema fisso dell’inquietudine si affiancherà quello della fuga, il premio “inquieto dell’anno”, il pomeriggio del 18 maggio, sarà consegnato al pianista trentasettenne Ramin Bahrami, dal 1987 profugo dall’Iran e considerato uno dei massimi interpreti di Johann Sebastian Bach. Insieme con il pianista esule, sarà premiata anche l’isola di Lampedusa, una sorta di terra di mezzo che da anni ormai accoglie una umanità drammaticamente in fuga.
Perché quasi sempre gli inquieti fuggono: dagli altri, da un luogo; da sé stessi.

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