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L'ex premier Silvio Berlusconi

L’ex premier Silvio Berlusconi

I processi che vedono coinvolto, a diverso titolo, l’ex premier Silvio Berlusconi pesano come un macigno sulla sua società di famiglia Mediaset. E basta dare uno sguardo al bilancio del 2013 appena depositato dal gruppo che fa capo alla famiglia Berlusconi attraverso la cassaforte Fininvest per rendersi conto di come i contenziosi tributari siano legati a doppio filo a procedimenti giudiziari conclusi, come nel caso del processo sui diritti Mediaset, e ancora in corso, come per “Mediatrade”.

Dal processo sui diritti Mediaset è uscito condannato per frode fiscale niente meno che Silvio Berlusconi, insieme con Frank Agrama, Gabriella Galetto e Daniele Lorenzano, mentre è stato assolto con formula piena Fedele Confalonieri. Proprio in relazione a tale processo penale, l’Agenzia delle entrate ha inviato a Mediaset alcuni avvisi di accertamento relativi agli anni 2001, 2002 e 2003, dove si contesta un maggiore reddito imponibile per poco più di 44 milioni.
La società del Biscione, però, “senza ammissione di responsabilità”, lo scorso ottobre ha preferito chiuderla lì definendo con il Fisco il contenzioso per un totale di 26 milioni. Ma ancora non è finita, perché nello stesso mese di ottobre l’autorità finanziaria ha bussato alla porta di Mediaset per il periodo di imposta del 2004. La società, allora, a novembre, ha versato all’Agenzia delle entrate altri 1,3 milioni e ha iscritto nel bilancio del 2013 un fondo rischi per 1,8 milioni per eventuali contestazioni legate al processo sui diritti per gli anni successivi al 2004.

Altro giro di guai per Mediaset e altra corsa dal processo Mediatrade, che pure coinvolge Agrama più alcuni amministratori e dirigenti del gruppo e che riguarda una presunta frode fiscale aggravata. In relazione a tale processo, l’Agenzia delle entrate ha rettificato il reddito imponibile per il 2003 della società della famiglia Berlusconi per 7,8 milioni. E Mediaset, di nuovo senza ammissione di responsabilità, ha raggiunto un accordo col Fisco e a maggio del 2013 ha pagato 2,7 milioni. Anche questa volta, però, subito dopo, l’Agenzia delle entrate ha contestato anche gli anni successivi. Così, per “sistemare” il 2004, Mediaset, a dicembre, ha pagato 2,7 milioni, mentre per il periodo 2005-2012 ha iscritto a bilancio un fondo rischi per 11,5 milioni.
Soltanto nel 2013, spiega il bilancio della società del Biscione, gli oneri connessi alla definizione dei contenziosi fiscali hanno avuto un impatto complessivo, ovviamente negativo, di 44,4 milioni sul risultato netto consolidato, che nell’ultimo esercizio è stato piuttosto risicato, e positivo per quasi 9 milioni.
Il bilancio di Mediaset segnala poi che il 6 febbraio la controllata Rti ha acceso “un rapporto di conto corrente che risulta essere nella piena ed esclusiva disponibilità dell’autorità giudiziaria”. Su tale conto, sono stati versati 10,8 milioni, che risultano “a disposizione della stessa autorità giudiziaria ai fini del pagamento del debito tributario contestato nel procedimento penale Mediatrade”.

Ma non è tutto, perché il bilancio del Biscione fa anche sapere che anche la controllata Mediaset Espana trascina con sé guai e conti da pagare: l’antitrust spagnola, a febbraio del 2013, l’ha sanzionata per 15,6 milioni (è già stato presentato il ricorso) e l’amministrazione finanziaria del paese iberico le ha contestato il mancato pagamento di tasse per 9 milioni. Insomma, i guai fiscali di Mediaset non sono colpa soltanto dei processi di Berlusconi.

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