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Chianti_Classico_03

Oltre ai famosi e costosi derivati “Alexandria” e “Santorini”, tra le tante gatte da pelare che l’ex presidente di Monte dei Paschi di Siena, Giuseppe Mussari, ha lasciato in dote al suo successore Alessandro Profumo (che a sua volta al suo successore in Unicredit ha lasciato qualche problema da risolvere, ma questa è un’altra storia) ce n’è una che si chiama “Chianti Classico” (qui su Dagospia l’articolo completo che ho scritto oggi sulla vicenda).
Si tratta di una complessa operazione di cessione di immobili da 1,7 miliardi con annessa cartolarizzazione, che nell’ultimo bilancio della banca senese, quello del 2013, ha pesato per quasi 300 milioni, suddivisi in 70 milioni spesi per il riacquisto dei titoli in circolazione più 224 milioni di “oneri di gestione” legati alla “rideterminazione del canone di mercato del complesso immobiliare”.
Ma non è ancora finita, perché il bilancio del 2013 di Mps fa sapere che, a partire dallo scorso mese di giugno, la Guardia di finanza, su disposizione della Procura di Siena, ha avviato un’indagine sull’operatività di Mps Immobiliare che, tra le altre cose, riguarda proprio Chianti Classico. “Tenuto conto della rilevanza dell’operazione – spiega il bilancio di Rocca Salimbeni – non si può escludere che dagli sviluppi dell’indagine (della Procura, ndr) nei confronti di Mps Immobiliare possano derivare contestazioni anche di importo significativo che, nel caso, saranno adeguatamente valutate”.
Insomma, per tutti i guai che sta causando a bilancio, è altamente probabile che il Chianti, e quello “classico” in modo particolare, sia diventato uno dei vini meno amati da Profumo e dall’ad di Mps, Fabrizio Viola.

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