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Profumo e Viola

Profumo e Viola

Chiedo scusa per essere mancata da un po’ da queste parti. D’ora in poi confido e mi riprometto di darvi appuntamento qui più spesso. Oggi vorrei tornare su un argomento di cui vi avevo già parlato qui qualche tempo fa. Si tratta del “Chianti Classico”, vale a dire di una complessa operazione realizzata da Banca Monte dei Paschi di Siena, risalente all’era in cui regnava sovrano il presidente Giuseppe Mussari, che ha comportato la cessione di immobili e la cartolarizzazione di titoli. Soprattutto, però, si tratta di un affare che ho la sensazione stia rendendo ebbri, ma non esattamente di gioia, i vertici di Mps, il presidente Alessandro Profumo e l’amministratore delegato Fabrizio Viola. Avete presente la “ciucca triste”? Ecco, qualcosa di simile.
Come vi avevo già detto, nell’ultimo bilancio della banca senese, quello del 2013, l’operazione Chianti Classico aveva pesato per la bellezza di 300 milioni. Bene, la stessa cifra, e dunque grosso modo altri 300 milioni, potrebbe adesso dovere uscire di nuovo dalle casse della banca, per la quale tra l’altro è in corso il tanto agognato e sofferto aumento di capitale da 5 miliardi che dovrebbe portare un po’ di pace nei conti.
La notizia è nascosta tra le pieghe dello stesso prospetto informativo sulla ricapitalizzazione. Il documento dà conto dell’indagine svolta dalla Guardia di Finanza, su disposizione dell’Autorità giudiziaria, che riguarda un’operazione immobiliare realizzata dalla divisione di Mps del real estate nel 2011. Sulla base di tale indagine, spiega il prospetto dell’aumento, la Gdf ha recentemente avviato una verifica fiscale sulle annualità 2008 e 2009:

“Ancorché tale verifica al momento non sia ancora conclusa, la Guardia di Finanza ha formulato, nei processi verbali giornalieri, alcune ipotesi di rilievo che riguardano sia l’operazione Chianti Classico”, con una pretesa di 119 milioni di euro di imposte, oltre agli interessi e all’eventuale irrogazione di sanzioni, “sia fattispecie diverse”, cui sono associate contestazioni di mancate tasse per 26 milioni, sempre al netto di interessi e sanzioni.

Ma non è tutto, perché il documento segnala anche che, con riferimento all’operazione Chianti Classico, è in corso una verifica da parte della Agenzia delle entrate per le annualità dal 2009 al 2012:

“La verifica non si è ancora conclusa, ma l’Agenzia delle entrate ha informalmente prospettato alcune ipotesi di rilievo che, relativamente alle annualità oggetto di verifica, determinerebbero una pretesa di Euro 155 milioni di imposte oltre agli interessi e all’eventuale irrogazione di sanzioni. Si ritiene che tali ipotesi – chiosa Mps – di rilievo siano destituite di fondamento e, anche sulla base del parere di autorevoli consulenti, che il rischio di soccombenza associato a tali potenziali rilievi sia al più possibile”.

Tirando le somme, tra le contestazioni dell’Agenzia delle entrate e quelle della Guardia di Finanza, l’operazione Chianti Classico potrebbe costare a Mps altri 274 milioni (119 più 155), senza contare interessi e sanzioni e senza considerare gli ulteriori 26 milioni di euro associati a “fattispecie diverse” connesse comunque alla divisione immobiliare della banca. I postumi di una sbornia che rischia di essere pagata a carissimo prezzo.

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