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Fincantieri foto_

Se è vero che il buongiorno si vede dal mattino, per il piano di privatizzazioni del governo si preannuncia un tempo nella migliore delle ipotesi nuvoloso. Il governo di Enrico Letta prima e quello di Matteo Renzi poi, alla disperata ricerca di soldi, avevano contato di fare cassa con la vendita di azioni di società controllate in maniera diretta o indiretta dal ministero dell’Economia. Si parlava addirittura di una decina di miliardi abbondanti. Una bella cifra lì per lì, in senso assoluto, ma una goccia nel mare se confrontata con un debito pubblico italiana che viaggia sopra i 2,1mila (sì, avete letto bene: mila) miliardi di euro.

Tanto o poco che sia, il piano di privatizzazioni del governo, targato prima Letta e poi Renzi, debutta con il collocamento in Borsa (Ipo in gergo tecnico) delle azioni Fincantieri, la società di cantieristica guidata da Giuseppe Bono e al momento in mano per oltre il 99% a Fintecna, che a sua volta fa capo alla società a controllo pubblico Cassa depositi e prestiti (Cdp). L’idea iniziale era quella di traghettare Fincantieri a Piazza Affari con una operazione mista di aumento di capitale, con l’emissione di 600 milioni di nuove azioni, più la vendita di 104 milioni di titoli già in mano a Fintecna.

Ma proprio questa mattina (la cosa era nell’aria da un paio di giorni) il gruppo della cantieristica ha annunciato che, complice quella che secondo indiscrezioni sarebbe stata una fredda accoglienza da parte degli investitori istituzionali, al termine dell’offerta risultano prenotate appena 450 milioni di azioni (sui 704 milioni offerti), il cui prezzo di collocamento è stato fissato a 0,78 euro l’una, nella parte più bassa dell’intervallo.

Soprattutto, però, Fincantieri ha annunciato che la società della Cdp non venderà più alcuna azione. Questo significa che lo sbarco in Borsa avverrà solo in aumento di capitale, e quindi che, dei 351 milioni di euro in arrivo con l’Ipo, nemmeno un centesimo finirà nelle casse di Fintecna. E dunque della Cdp. E dunque, indirettamente, del Tesoro. Che senz’altro spererà di guadagnare qualcosa di più dalle privatizzazioni delle Poste Italiane e dell’Enav, l’ente che controlla il traffico aereo.

PS: da ricordare che, come segnalato dal giornalista di “Repubblica” Andrea Greco su Twitter, Fincantieri ha speso 600mila euro, di soldi pubblici, per tenere la prua di una nave in Piazza Affari e pubblicizzare l’Ipo. La prossima volta meglio riprovare con una boetta da spiaggia, magari andrà meglio in questi tempi grami in cui in cui c’è da tirare la cinghia e fare i gradassi non sempre paga.

 

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