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Della Valle e Bazoli (fotomontaggio gentilmente preso a prestito da Lettera43)

Della Valle e Bazoli (fotomontaggio gentilmente preso a prestito da Lettera43)

L’imprenditore Diego Della Valle chiama e le banche rispondono. Soltanto alla fine di luglio, due non meglio identificati istituti di credito hanno staccato un bell’assegno da 400 milioni di euro a favore della Tod’s, la società di calzature di famiglia dell’industriale marchigiano. Un prestito che, da solo, vale quasi i ricavi realizzati dal gruppo nei primi sei mesi del 2014: 478 milioni di euro.

«In data 23 luglio 2014 – spiega la relazione dei primi sei mesi del 2014 della società quotata in Borsa – la Tod’s spa ha perfezionato, con due primari istituti di credito, un’operazione di finanziamento finalizzata alla precostituzione di fondi per un ammontare massimo di 400 milioni di euro, a favore della società, destinati a supportare il futuro sviluppo del gruppo. La disponibilità dei fondi – aggiunge il documento – è concessa per un periodo di diciotto mesi dalla data di sottoscrizione dell’accordo, periodo nel quale la società potrà richiedere, in una o più soluzioni, l’erogazione del finanziamento alle condizioni contrattuali».

Il finanziamento da 400 milioni va ad aggiungersi a quello da 200 milioni che, poco più di un anno fa, la holding Di.vi. della famiglia Della Valle ha ottenuto da Bank of America (ve ne avevo già parlato qui).
In questi tempi in cui il piatto (dei prestiti) piange per molte imprese italiane, chi saranno le due banche che hanno concesso credito a mister Tod’s? Forse la stessa Bank of America, che diventerebbe così l’istituto ora nel cuore di Della Valle? Oppure la Bnl presieduta dal suo amico Luigi Abete? O, ancora, l’Intesa Sanpaolo presieduta dal suo “quasi nemico” Giovanni Bazoli (pare si tratti di un consolidato rapporto di amore e odio)? Quest’ultima ipotesi non deve sembrare poi così peregrina, se si considerano le due ipoteche che – stando al bilancio della Tod’s del 2013 – gravano già sull’immobile di Tokio della società delle calzature, per un valore di poco più di 61 milioni e a favore di società del gruppo Intesa (ne avevo scritto qui).

(Sintesi con qualche variazione sul tema dell’articolo pubblicato il 15 agosto 2014 sul Secolo XIX)

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