Tags

, , , , , , , , , , , , , , , , ,

download

Con tutti i problemi a cui le banche devono pensare, ci mancava pure il fisco italiano. Che, da un po’ di tempo a questa parte, avido e bisognoso di denaro com’è, non concede tregua agli istituti di credito italiano. E credo proprio nell’ottica di togliersi di torno un fastidio che vada letta la decisione di Unicredit di chiudere i conti con l’Agenzia delle entrate di Genova.
Facciamo innanzi tutto un passo indietro a quasi un anno fa. Il Secolo XIX del 21 agosto del 2013 riferiva che, alla fine del 2012, il fisco ligure aveva tentato di battere cassa per 2,5 milioni di mancate tasse più sanzioni con il gruppo guidato da Federico Ghizzoni per alcune operazioni immobiliari realizzate nel 2009 dall’ex Unicredit real estate. Ebbene, dalla semestrale della banca, da poco pubblica, emerge che alla fine del 2013 il processo verbale di constatazione relativo a quell’operazione “è stato definito mediante accertamento con adesione, versando un importo complessivamente pari a euro 3,7 milioni, per imposta e accessori”.
Stesso discorso per la richiesta, giunta lo scorso novembre, avanzata sempre dal fisco ligure ma con riferimento all’esercizio del 2008, di 0,8 milioni. Anche in questo caso, “la pretesa impositiva è stata definita mediante accertamento con adesione versando un importo complessivo pari a 0,6 milioni di euro per imposta e accessori”.
Soprattutto, però, Unicredit ha deciso di chiudere i conti con le Direzioni regionali dell’Agenzia delle entrate dell’Emilia Romagna e della Liguria, che avevano notificato alla banca avvisi di accertamento, ai fini Ires e Irap, relativi al periodo di imposta 2004, per complessivi 136,3 milioni. In questo caso, la banca, proprio lo scorso aprile, è riuscita a chiudere il contenzioso sborsando appena 35 milioni. Oltre 100 in meno rispetto alle iniziali pretese. Chissà se anche le piccole imprese, in tempi di crisi strozzate dai debiti, possono beneficiare di questi maxi sconti.

(Sintesi dell’articolo pubblicato il 17 agosto 2014 sul Secolo XIX)

Advertisements