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E due. Dopo che già l’anno scorso i revisori dei conti di Deloitte & Touche avevano bocciato i conti del 2012 della capogruppo della famiglia Orsero Gf Group (trovate tutto qui), quest’anno la storia si ripete con il bilancio di esercizio del 2013 di Fruttital, che non è stato certificato. Quest’ultima è la società attiva nell’importazione e nella distribuzione di prodotti ortofrutticoli che fino alla fine del 2013 aveva anche una sede ad Albenga. Dal 2014, l’attività di distribuzione e commercializzazione è stata spostata dal polo ingauno a Verona, con il risultato che una sessantina di lavoratori liguri sono finiti in cassa integrazione.
Dell’operazione dà conto il bilancio del 2013 della Fruttital, che si è chiuso con una perdita di esercizio in crescita a 8,81 milioni dai 3,76 milioni del 2012, con ricavi in discesa da 260,49 a 244,1 milioni (il calo delle vendite, sostiene il bilancio della società, è stato pari al 10% nel solo stabilimento di Albenga).
Alla base del “no” ai conti della Fruttital, nota soprattutto per le banane, da parte di Deloitte ci sono, al pari dell’anno scorso con la capogruppo, le incertezze legate alla rinegoziazione con gli istituti di credito del debito del gruppo Gf (295 milioni il dato complessivo del 2012 e 255 milioni l’esposizione verso le banche) e alla connessa manovra finanziaria. Quest’ultima, tra l’altro, dovrebbe passare per un aumento di capitale della stessa Gf, per il quale sembrano già essersi espressi a favore la maggior parte degli azionisti, e dunque in prima battuta gli Orsero.
Sta di fatto che fino a che non sarà raggiunto il tanto agognato accordo sul debito con le banche e la capogruppo non sarà messa in sicurezza, i revisori dei conti dubitano seriamente della continuità aziendale della Fruttital. Da qui il “no” al bilancio. Prosegue, per il momento, la fase di difficoltà finanziaria dei due fratelli di Pietra Ligure, Raffaella (presidente e amministratore delegato di Fruttital) e Antonio (numero uno di Gf Group), che grosso modo è coincisa con il declino e l’uscita dell’ex padre padrone Giovanni Berneschi da Carige. Una banca, quest’ultima, che sta facendo i conti con le proprie magagne e non riesce più ad aiutare gli Orsero come un tempo.

(Sintesi dell’articolo pubblicato il 24 agosto 2014 sul Secolo XIX che potete leggere qui)

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