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bananeorsero

Come vi ricorderete da quello che ho già scritto qui e qui, i due fratelli Orsero, Antonio e Raffaella, sono alle prese con una complessa rinegoziazione del debito da circa 245 milioni della holding di famiglia Gf Group da cui dipende il destino delle società del gruppo.
Come ho scritto ieri per Il Secolo XIX, pare che l’accordo sulla ristrutturazione del debito sia atteso a giorni. Dei 245 milioni di debito da rinegoziare, la maggior parte, il 40% circa, è riconducibile a Carige, ma sono della partita anche Mps, Bnl, Unicredit e Intesa Sanpaolo. Non appena il processo di ristrutturazione della Gf Group è entrato nel vivo, nel novembre dell’anno scorso, Antonio Orsero, all’epoca presidente della holding, ha fatto un passo indietro abbandonando tutte le cariche nel gruppo. Ora resta soltanto proprietario della Gf al 25%, mentre la sorella Raffaella, cui fa capo un altro 25%, siede nel consiglio di amministrazione della holding, senza contare che guida la controllata Fruttital. Il generale rinnovamento della struttura di governance del gruppo comporterà anche l’arrivo, a breve, di un nuovo amministratore delegato.
Le banche guidate da Carige e Gf Group avrebbero raggiunto un accordo di massima, ancora da formalizzare, basato, tra le altre cose, sulla trasformazione di 115 milioni di debito in un “convertendo” che consentirà agli istituti di credito, quello genovese in primis, di entrare nel capitale della holding. Un’altra parte dell’esposizione, rappresentata dal finanziamento chirografario, diventerà invece un prestito assistito da garanzia sugli immobili, che saranno scorporati dal gruppo con uno spin-off. In parallelo, partirà un aumento di capitale degli azionisti intorno ai 20 milioni (subito dopo l’uscita dell’articolo Gf Group ha ufficializzato una ricapitalizzazione da 16 milioni), che coinvolgerà in prima battuta gli Orsero. Già il bilancio del 2013 della Fruttital spiegava che in occasione dell’assemblea di maggio della Gf la “quasi totalità” dei soci si era espressa a favore di una iniezione di risorse, sollecitata dagli istituti di credito.
La riorganizzazione del gruppo della famiglia di Pietra Ligure (Savona), inoltre, passa per un generale processo di taglio dei costi e per tutta una serie di cessioni di attività. La Gf ha già venduto due società straniere, in Cile e in Spagna, che hanno fruttato circa 12 milioni. A questo punto, scongiurato (per ora) il pericolo dell’accorpamento dell’Autorità portuale di Savona in quella di Genova, fonti finanziarie spiegano che a breve potrebbero riprendere le trattative per la cessione, da parte degli Orsero, della quota di controllo del 64% del terminal Vio di Vado Ligure (Savona). A rilevarla, dovrebbe essere la stessa Authority savonese, che salirebbe così al 72% del terminal, mentre il restante 28% rimarrebbe in capo al gruppo Gavio.

(Dall’articolo pubblicato sul Secolo XIX il 10 settembre)

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