Generali, Scaroni e lo strano tempismo dei conflitti di interessi

Tags

, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Paolo Scaroni se ne va in scooter

Paolo Scaroni se ne va in scooter

E subito dopo Sergio Balbinot se ne va dalle Generali anche Paolo Scaroni. L’ex amministratore delegato dell’Eni, dunque, fa come (Claudio) Baglioni, o meglio, come Drupi: “Vado via”. La decisione di lasciare il consiglio di amministrazione del gruppo assicurativo arriva dopo tutta una serie di articoli che prima metteva insieme le sue (dis)avventure giudiziarie in vista dell’assemblea del 14 ottobre del gruppo triestino che avrebbe dovuto reintegrarlo e poi sottolineava i dubbi dei grandi fondi esteri (io ad esempio ne avevo scritto sul Fatto Quotidiano qui e qui). L’ultimo di questi articoli, dopo quello analogo di domenica del Sole 24 Ore, era stato pubblicato proprio ieri mattina dal quotidiano Repubblica.

Ecco cosa diceva la nota del gruppo del Leone guidato da Mario Greco giunta ieri in tarda serata (ho lasciato le maiuscole che avrei tolto):

“Generali informa che il consigliere di amministrazione indipendente Paolo Scaroni, Presidente del Comitato per la Remunerazione e membro del Comitato per le Nomine e la Corporate Governance di Generali, ha comunicato oggi al Presidente della Compagnia Gabriele Galateri di Genola le proprie dimissioni dal Consiglio. Questa decisione è legata a nuovi impegni lavorativi che rendono difficile svolgere con la dovuta dedizione l’incarico di Consigliere e potrebbero determinare eventuali conflitti d’interesse”.

Ecco, non per infierire, ma vorrei soffermarmi su quest’ultimo punto, ossia su questi “nuovi impegni lavorativi che rendono difficile svolgere con la dovuta dedizione l’incarico di Consigliere e potrebbero determinare eventuali conflitti d’interesse”. Scaroni, che lo scorso giugno è stato nominato vicepresidente della banca di investimento Rothschild, si è accorto di questa cosa soltanto ieri. Vale a dire nella giornata in cui è stato pubblicato l’ennesimo articolo sui dubbi dei fondi esteri in vista dell’assemblea di Generali di metà ottobre (che a questo punto non ha più motivo di riunirsi). Beh, meglio tardi che mai…

Advertisements

A Trieste tira il Grecale e Balbinot se ne va

Tags

, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Sergio Balbinot sale in macchina e se ne va

Sergio Balbinot sale in macchina e se ne va

E anche Sergio Balbinot, come da un po’ vi avevo anticipato (qui e qui), lascia le Generali. Cade dunque l’ultimo baluardo della vecchia guardia del gruppo del Leone, che faceva perno sull’ex amministratore delegato, Giovanni Perissinotto, e sull’ex direttore generale, Raffaele Agrusti, entrambi ora in causa (di lavoro) con la compagnia per tutta una serie di operazioni riferite alla loro gestione. Sembra quindi così completarsi il processo di repulisti avviato dall’amministratore delegato, Mario Greco, giunto a Trieste nell’agosto del 2012 dopo la traumatica uscita di Perissinotto di fine primavera di quell’anno.
Presidente di Generali Italia, Balbinot lascia per assumere l’incarico di responsabile Europa Ovest e Sud ad Allianz, gruppo tedesco diretto concorrente di quello italiano. In realtà, i rapporti tra le Generali e Allianz sono abbastanza stretti: non soltanto le due assicurazioni, fino appena a qualche mese fa, erano socie della società immobiliare Citylife (poi a luglio il gruppo guidato da Greco si è comprato tutto), ma da ottobre (come vi avevo raccontato qui) Stefano Gentili è approdato in quel di Trieste come responsabile della distribuzione di Generali Italia, sostituendo Bruno Scaroni, dopo avere ricoperto lo stesso ruolo proprio in Allianz Italia. Insomma, per un Gentili che arriva, un Balbinot se ne va.

La Fininvest e il contenzioso da oltre 8 milioni sulla ex Edilnord

Tags

, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

inpdap

Mentre continua senza sosta il confronto con la famiglia De Benedetti sul lodo Mondadori, zitta zitta, quatta quatta, la Fininvest di Silvio Berlusconi e figli continua a fare i conti con il contenzioso sulla ex Edilnord. In altri termini, sulla storica società, che ora si chiama Ground immobiliare spa, attiva nel settore del real estate e fondata nel 1963 da Silvio Berlusconi e più volte passata di mano negli ultimi cinquant’anni.
Vediamo che cosa ha condotto, questa volta, la Fininvest di Berlusconi in tribunale: nell’estate del 2001, per 425 miliardi di vecchie lire, la Edilnord viene rilevata dalla Pirelli real estate (ora Prelios) di Marco Tronchetti Provera. Ma la società trascina con sé un contenzioso: nel 2006, l’Inpdap, l’Istituto nazionale di previdenza per i dipendenti dell’amministrazione pubblica (confluito poi nell’Inps), con cui nel 1996 era stato raggiunto un accordo per la gestione di alcuni immobili, cita in giudizio Edilnord per “gravi inadempienze contrattuali”.
A mettere mano al portafogli, in base agli accordi con Prelios, è chiamata la Fininvest, che nel frattempo ha già definito il contenzioso con la Corte dei conti sborsando 1,44 milioni (ne avevo scritto qui a dicembre).
Resta in piedi quello col tribunale di Roma, che nel 2010 aveva dato ragione all’Inpdap condannando la ex Edilnord a risarcirla per 8,3 milioni. L’udienza di appello dovrebbe tenersi nel 2015. Ma il bilancio del 2013 della capogruppo Fininvest fa sapere che “al 31 dicembre residua un fondo rischi di circa 9 milioni”. Meno male perché il Cavaliere dovrebbe starci dentro.

(Dall’articolo pubblicato il 23 settembre sul Secolo XIX)

De Benedetti vuole altri soldi ma Berlusconi fa spallucce

Tags

, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Carlo De Benedetti e Silvio Berlusconi in una delle rare foto dove appaiono insieme

Carlo De Benedetti e Silvio Berlusconi in una delle rare foto dove appaiono insieme

La Fininvest di Silvio Berlusconi e figli, questa volta, dà un bel calcio alla prudenza e se ne frega: dopo la nuova richiesta di denaro arrivata dalla Cir della famiglia di Carlo De Benedetti non mette da parte a bilancio nemmeno un euro. Zero.
A dicembre, infatti, fresca fresca dell’incasso di quasi 500 milioni di euro dalla famiglia Berlusconi, la holding dei De Benedetti era tornata alla carica con la vicenda del “lodo Mondadori” chiedendo altri 32 milioni come danni “non patrimoniali” oltre a interessi e rivalutazioni, cosa che, visto che i fatti risalgono al 1991, fa quasi triplicare la cifra fino a 90 milioni.
Tuttavia, “Fininvest – spiega il bilancio della capogruppo che si è chiuso in perdita per 383 milioni scontando proprio l’effetto del lodo Mondadori – supportata dai pareri dei propri legali, ritiene l’azione infondata sotto diversi e vari profili, pertanto non ha effettuato alcun accantonamento a riguardo” a bilancio.
Questa volta, insomma, non prevale quell’approccio prudente che emergeva dalla “riserva vincolata a esito contenzioso Cir” già presente nel bilancio del 2012 della Fininvest, per un importo di 409,1 milioni, coincidente con la somma già pagata alla holding della famiglia De Benedetti al netto delle tasse. Dopo la sentenza della Cassazione dell’autunno del 2013, il maxi risarcimento da 500 milioni per il lodo Mondadori si è scaricato sul conto economico, pesando come un macigno sull’ultima riga del bilancio del 2013 della Fininvest.

(Tutto questo più tutto il contenzioso relativo alla ex Edilnord oggi sul Secolo XIX)

Generali e le ultime di casa Scaroni

Tags

, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Bruno Scaroni

Bruno Scaroni

Siccome vi avevo già parlato della vicenda qui e qui, non posso non aggiornarvi sulle ultime nuove di casa Scaroni alle Generali. Mentre Paolo Scaroni attende il verdetto dell’assemblea degli azionisti del 14 ottobre, chiamata a revocarlo o reintegrarlo nel consiglio di amministrazione delle Generali, il figlio Bruno cambia incarico. E a riguardo le interpretazioni sono duplici e contrapposte: c’è chi dice si tratti di una promozione, e chi invece invita alla cautela, facendo notare che prima aveva maggiori responsabilità.
Sta di fatto che dal primo ottobre dal primo ottobre sarà il nuovo ad della controllata del Leone Europ Assistance Italia. Al suo posto come responsabile della distribuzione di Generali Italia andrà Stefano Gentili, che ricopriva già lo stesso ruolo in Allianz.
Bruno Scaroni, laureato in ingegneria gestionale al Politecnico di Milano nel 2001, master alla Columbia University (dove Paolo Scaroni siede nel “board of overseers”, traducibile in “consiglio dei supervisori”) e un passato in McKinsey (fonte il suo profilo Linkedin), era approdato a Trieste nel marzo del 2013 da Zurich, compagnia svizzera da cui proviene anche l’amministratore delegato delle Generali, Mario Greco.

(Tutto questo e molto di più nell’articolo di oggi 12 settembre sul Fatto Quotidiano, oppure qui)

Gli Orsero verso la ristrutturazione del debito

Tags

, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

bananeorsero

Come vi ricorderete da quello che ho già scritto qui e qui, i due fratelli Orsero, Antonio e Raffaella, sono alle prese con una complessa rinegoziazione del debito da circa 245 milioni della holding di famiglia Gf Group da cui dipende il destino delle società del gruppo.
Come ho scritto ieri per Il Secolo XIX, pare che l’accordo sulla ristrutturazione del debito sia atteso a giorni. Dei 245 milioni di debito da rinegoziare, la maggior parte, il 40% circa, è riconducibile a Carige, ma sono della partita anche Mps, Bnl, Unicredit e Intesa Sanpaolo. Non appena il processo di ristrutturazione della Gf Group è entrato nel vivo, nel novembre dell’anno scorso, Antonio Orsero, all’epoca presidente della holding, ha fatto un passo indietro abbandonando tutte le cariche nel gruppo. Ora resta soltanto proprietario della Gf al 25%, mentre la sorella Raffaella, cui fa capo un altro 25%, siede nel consiglio di amministrazione della holding, senza contare che guida la controllata Fruttital. Il generale rinnovamento della struttura di governance del gruppo comporterà anche l’arrivo, a breve, di un nuovo amministratore delegato.
Le banche guidate da Carige e Gf Group avrebbero raggiunto un accordo di massima, ancora da formalizzare, basato, tra le altre cose, sulla trasformazione di 115 milioni di debito in un “convertendo” che consentirà agli istituti di credito, quello genovese in primis, di entrare nel capitale della holding. Un’altra parte dell’esposizione, rappresentata dal finanziamento chirografario, diventerà invece un prestito assistito da garanzia sugli immobili, che saranno scorporati dal gruppo con uno spin-off. In parallelo, partirà un aumento di capitale degli azionisti intorno ai 20 milioni (subito dopo l’uscita dell’articolo Gf Group ha ufficializzato una ricapitalizzazione da 16 milioni), che coinvolgerà in prima battuta gli Orsero. Già il bilancio del 2013 della Fruttital spiegava che in occasione dell’assemblea di maggio della Gf la “quasi totalità” dei soci si era espressa a favore di una iniezione di risorse, sollecitata dagli istituti di credito.
La riorganizzazione del gruppo della famiglia di Pietra Ligure (Savona), inoltre, passa per un generale processo di taglio dei costi e per tutta una serie di cessioni di attività. La Gf ha già venduto due società straniere, in Cile e in Spagna, che hanno fruttato circa 12 milioni. A questo punto, scongiurato (per ora) il pericolo dell’accorpamento dell’Autorità portuale di Savona in quella di Genova, fonti finanziarie spiegano che a breve potrebbero riprendere le trattative per la cessione, da parte degli Orsero, della quota di controllo del 64% del terminal Vio di Vado Ligure (Savona). A rilevarla, dovrebbe essere la stessa Authority savonese, che salirebbe così al 72% del terminal, mentre il restante 28% rimarrebbe in capo al gruppo Gavio.

(Dall’articolo pubblicato sul Secolo XIX il 10 settembre)

A fine 2013 la Samp valeva zero per la San Quirico dei Garrone

Tags

, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Edoardo Garrone

Edoardo Garrone

La Sampdoria, alla fine del 2013, per i Garrone valeva zero. E’ quanto si scopre tra le righe del bilancio del 2013 della San Quirico, la holding della famiglia genovese, che si è chiuso con una perdita di esercizio pari a 39,31 milioni, in netto peggioramento dal mini utile di 435mila euro che era stato realizzato nel 2012.
Colpa, soprattutto, della Sampdoria, che da sola ha comportato svalutazioni complessive per quasi 45 milioni: 39,24 su Sampdoria Holding e 5,27 per Uc Sampdoria.
Queste società, nel 2013, sono costate alla San Quirico, il cui presidente del consiglio di sorveglianza è Edoardo Garrone, anche in termini di versamenti “in conto futuro aumento di capitale”, per un totale di 35 milioni. Portando così a un’ottantina di milioni il conto pagato dai Garrone per la Samp ancora l’anno scorso. Poco prima di vendere il club blucerchiato, a metà giugno del 2014, a Massimo Ferrero.

(Tutto questo e molto di più sul Secolo XIX, alle pagine dello sport del 10 settembre)

Unicredit e il mega conflitto (con la sua Prelios) nella vendita di Uccmb

Tags

, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Federico Ghizzoni

Federico Ghizzoni

Unicredit è alle prese con un dilemma tale da fare scomparire in un colpo solo pure quello dell’Amleto di William Shakespeare. Dovete sapere che, nell’ottica di fare cassa per scongiurare l’ipotesi di un aumento di capitale, l’istituto guidato dall’amministratore delegato Federico Ghizzoni sta vendendo la controllata Unicredit credit management bank (Uccmb), attiva nella gestione dei crediti “non performanti”, cioè quei prestiti che per una banca sono quasi andati perduti.
Stando a quel che riferisce “Il Sole 24 Ore” con la consueta dovizia di advisor e consulenti dell’operazione, sarebbero due le cordate interessate a comprare Uccmb: da una parte, il fondo americano Fortress insieme con l’italiana Prelios (la ex Pirelli real estate); dall’altra, tale Lone Star affiancata da tale fondo Christofferson Robb & Company.
Ed ecco qui il dilemma amletico: Unicredit a chi venderà la propria controllata Uccmb? A due perfetti sconosciuti o quasi, oppure a Fortress e Prelios, società immobiliare – quest’ultima – della quale Unicredit è azionista e finanziatrice? Lascio a voi la risposta. Nel frattempo, mi limito a osservare che tra i consulenti di Fortress e della ex Pirelli real estate c’è Mediobanca. Di cui Unicredit, incidentalmente, è prima azionista.

(La situazione di Prelios con questo e un altro grosso conflitto di Unicredit nell’articolo che trovate sul Fatto Quotidiano del 10 settembre e anche qui)

Aumento di capitale per Genova High Tech e 2,5 mln di rosso per Nuova Erzelli

Tags

, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Il parco degli Erzelli in costruzione

Il parco degli Erzelli in costruzione

Il periodo non è dei più semplici per Genova High Tech (Ght), la società nata nel 2003 per promuovere la nascita, sulla collina degli Erzelli, di un polo di eccellenze dell’alta tecnologia ligure per attrarre imprese e ricercatori da tutto il mondo. I numeri del bilancio del 2013 di Ght non sono ancora disponibili, ma da quello della Nuova Erzelli srl, che custodisce una quota del 25% di Leonardo Technology spa (il resto è in mano a Intesa Sanpaolo e al gruppo Rasero), la quale a sua volta controlla Ght al 67%, emerge che la società, per ripristinare l’equilibrio finanziario, sta seguendo un doppio binario: rafforzamento del capitale e ristrutturazione del debito.
Il bilancio del 2013 di Nuova Erzelli, società partecipata al 40% da Banca Carige, al 32% dalla Prometeo srl della famiglia Rasero e al 28% dalle cooperative di Talea, rivela che ad aprile il consiglio di amministrazione di Genova High Tech ha deliberato di proporre all’assemblea straordinaria dei soci la delega per aumentare il capitale sociale fino a un massimo di 50 milioni.
In parallelo, Ght ha avviato con Carige una trattativa per la ristrutturazione del debito, nell’ambito della quale ha chiesto una moratoria su quanto dovuto per il 2014. «I riscontri informali ottenuto dalla banca nel corso delle interlocuzioni preliminari alla data di approvazione della presente relazione da parte del consiglio di amministrazione sono confortanti», si legge nel bilancio di Nuova Erzelli.
Non solo. Oltre a una generale azione di contenimento dei costi, è stata avviata la revisione del piano industriale di Ght, nell’ambito della quale «la società sta valutando soluzioni alternative che, anche in assenza del trasferimento della facoltà di ingegneria (di Genova, che ancora non si è spostata sulla collina degli Erzelli, ndr), consentano di ristabilire l’equilibrio finanziario».
Tra i segnali positivi per Ght, il bilancio di Nuova Erzelli indica «la perdurante capacità di provvedere alla gestione corrente», «il preliminare interesse di Carige a mantenere in vita l’iniziativa» e «la proroga a luglio», perciò appena scaduta, che l’università di Genova «ha ottenuto dai soggetti competenti ad assumere le determinazioni relative alla disponibilità dei finanziamenti pubblici destinati al trasferimento della facoltà di ingegneria presso gli Erzelli».
In attesa che il quadro per Ght si faccia più chiaro, Nuova Erzelli, società nata nel marzo del 2007, ha chiuso il 2013 con una perdita di esercizio di 2,5 milioni, contro il rosso di quasi 17mila euro dell’anno precedente. Il risultato è soprattutto la conseguenza della svalutazione da 2,43 milioni della quota in Leonardo Technology, che a sua volta ha rettificato per 9,92 milioni la partecipazione del 67% in Genova High Tech. Insomma, dalla manovra finanziaria di Ght dipende il destino di almeno altre due società.

Ntv diventa un caso “politico”, incontro coi sindacati il 10 settembre

Tags

, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Maurizio Gasparri

Maurizio Gasparri

Tra cinguettii di produzione propria e altrui, l’attività su Twitter del vicepresidente del Senato, Maurizio Gasparri, è talmente intensa, che la probabilità di avere guai diventa elevata. Gli è appena successo con Nuovo trasporto viaggiatori (Ntv), la società dei treni ad alta velocità Italo di Diego Della Valle, Luca Cordero di Montezemolo e Gianni Punzo. La vicenda risale a tre giorni fa, quando Gasparri, su Twitter, risponde alla pubblicità di un’offerta di Italo: “Siete quasi falliti, rischioso comprare biglietti venduti da Della Valle & Montezemolo”. E dopo un po’ torna alla carica: “Ma che promozioni, presto chiuderete”.
Il riferimento di Gasparri è alla difficile situazione in cui versa Ntv (trovate tutto qui), anticipata dal Fatto Quotidiano del 27 agosto e caratterizzata da una ristrutturazione del debito diabolico da 666 milioni con le banche e altri finanziatori (la sola Intesa Sanpaolo, socia al 20 per cento, è esposta per 586 milioni, seguita da Mps, Bnl e Banco Popolare) a cui dovrà probabilmente affiancarsi anche una nuova iniezione di risorse da parte degli azionisti, dopo quella di 85 milioni completata tra il 2013 e il 2014, visto che nel primo trimestre di quest’anno le perdite hanno superato un terzo del capitale. Stando alle ultime indiscrezioni, poi, nelle prossime settimane, Ntv potrebbe annunciare l’avvio delle procedure per mettere in mobilità 300 dipendenti su un totale di poco superiore ai mille, tra l’altro già in contratto di solidarietà. Si tratterebbe per lo più di giovani, visto che l’età dei lavoratori di Italo è più bassa della media.
Un contesto difficile in cui i cinguettii di Gasparri non fanno che complicare le cose. Ecco perché ieri Ntv ha annunciato di avere “dato mandato ai propri legali di assumere ogni opportuna iniziativa nei confronti del vice presidente del Senato”, per via delle sue “sconcertanti e reiterate dichiarazioni”. “Trovo inaccettabile, gravissimo e anche vergognoso che un vicepresidente del Senato abbia scritto quelle cose – ha dichiarato all’Ansa il presidente di Ntv, Antonello Perricone – e trovo sorprendente che nessuno della politica in merito abbia reagito, anche arrivando a chiedere, per esempio, le sue dimissioni”.
Al di là di Gasparri, la situazione in cui versa la società dei treni Italo, probabilmente anche per l’importanza degli azionisti coinvolti (ci sono anche Alberto Bombassei e le Generali), sta assumendo una certa rilevanza politica. Basti pensare all’attenzione che sta dedicando alla vicenda Repubblica, il quotidiano della famiglia di Carlo De Benedetti, la quale proprio negli ultimi mesi ha dovuto fare i conti con la ristrutturazione del debito da quasi due miliardi della controllata dell’energia Sorgenia (di fatto finita in mano alle banche creditrici).
Nonostante tutto, “Ntv – ha aggiunto Perricone – non molla, è impegnata in una dura operazione di ristrutturazione del modello industriale. Stiamo tagliando i costi, rivisitando i contratti con i fornitori, ridefinendo il perimetro dello sviluppo possibile, i cui risultati naturalmente si vedranno nel medio periodo. Tutti, azionisti, dipendenti, fornitori, stanno facendo la propria parte per salvaguardare la qualità del servizio”. Perricone non dice nulla sulla possibile mobilità per 300 dipendenti, ma il tema dell’occupazione sarà al centro di un incontro tra azienda e sindacati che si terrà il 10 settembre.
“Siamo preoccupati – dice il segretario generale della Fit Cisl Giovanni Luciano – ma prima di trarre conclusioni vogliamo sentire la versione della società, che con noi non ha ancora affrontato il tema. Se confermata la mobilità, sarebbe una pessima notizia per l’azienda e per il Paese”.
Sembra quasi che si riallacci a queste parole Perricone, che ieri concludeva amaro: “Fare impresa in Italia è difficile. Sfidare un gigantesco monopolio, quale è stato quello delle Ferrovie dello Stato, è un’opera da far tremare i polsi. Contavamo però sulla certezza delle regole, ma sembra che non sia proprio di questa Italia, ed è un vero peccato perché è molto difficile così attrarre investimenti privati, italiani ed esteri”.